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Arrivati nella notte a Treviso i primi profughi afghani

Profughi afghani arrivati in Italia

Alla caserma Serena quattro nuclei famigliari salvati dal ponte aereo con Kabul. Oggi il tampone, nei prossimi giorni il vaccino e l’accoglienza in diversi Comuni

TREVISO. Hanno varcato il cancello d’ingresso della caserma Serena, ieri, in piena notte, dopo aver attraversato l’Italia in autobus. Prima tappa a Marghera, davanti alla Questura, in piazzale Collodi, per le operazioni di identificazione, attorno alle 23. Poi le navette della Nova Facility li hanno condotti verso Treviso.

Il Cas, Centro di Accoglienza Straordinaria, di via Zermanese, al confine con Casier, sarà la loro nuova “casa”, per pochi giorni, una settimana o poco più. In una seconda fase saranno stabilmente accolti in diverse strutture del territorio: ad Asolo, Vittorio Veneto, Roncade, Treviso.

I profughi afgani, in fuga dal regime talebani, destinati alla Marca sono 21, distribuiti in quattro nuclei famigliari, con bambini. Dal loro primo approdo in Italia, frutto del ponte areo con Kabul avviato dopo la conquista della capitale da parte dei Talebani il 15 agosto scorso, hanno già affrontato nel nostro paese un periodo di quarantena.

Per accoglierli alla caserma Serena è stata allestita un’area ad hoc: «È stato riservato loro il piano terra di una delle palazzine accanto al blocco servizi della struttura dove sono presenti i nostri professionisti, psicologi, assistenti sociali e mediatori linguistici afgani», spiega Gian Lorenzo Marinese, presidente della società Nova Facility che gestisce il cas trevigiano, «vista la presenza di bambini (due hanno meno di 4 anni, ndr) avranno una nursery, un’area gioco, un salotto, un refettorio e una cucina per cercare di farli sentire un po’ a casa, anche se sappiamo che la loro casa purtroppo è lontana e chissà se potranno mai farvi ritorno. Vista la loro particolare condizione stiamo approntando tutte le risorse possibili per garantire il loro inserimento».

Marinese, che gestisce con Nova Facility l’hub di via Zermanese dal 2015, non nasconde la propria apprensione. Si tratta di una situazione del tutto nuova: «Queste persone», commenta, «arrivano da uno shock enorme. Abbiamo tutti visto le scene dell’attentato a Kabul. Di solito i nostri ospiti ci raccontano esperienze di avvicinamento al nostro paese che durano anni, in questo caso c’è stato invece un evento traumatico, una situazione che precipitata improvvisamente. Nessuno si aspettava un esito del genere in Afghanistan dopo vent’anni di occupazione americana».

Oggi, probabilmente già nella mattinata, sarà presente all’interno della Serena il personale dell’Ulss 2: «Faranno i tamponi», spiega Marinese, «poi probabilmente sarà predisposto per loro il vaccino».

I 21 profughi afgani che da ieri sono in provincia di Treviso, si aggiungono a quelli che in questi anni sono giunti in Italia attraverso la rotta balcanica: «Ne abbiamo già accolti centinaia», spiega Marinese, «Sappiamo che in questo caso si tratta di persone che molto spesso hanno già avuto contatti con il nostro paese, speriamo che possano superare presto i terribili ricordi delle ultime settimane, che si sentano un po’ a casa e che siano disponibili a iniziare un nuovo percorso».

Sul fronte dell’emergenza afgana da ieri è sul tavolo della politica anche una mozione che il Partito Democratico presenterà in tutti i comuni della provincia per sostenere il modello dell’accoglienza diffusa: «Stiamo parlando di famiglie che per il loro contributo alla vita democratica del loro paese rischiano la morte per mano del regime talebano», ricorda il segretario provinciale Giovanni Zorzi, «accogliere è un dovere morale e noi siamo pronti a fare la nostra parte».Matteo Marcon

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