Buco da 6 milioni alla Cmt srl di Preganziol. Indagati i due amministratori

L’ingresso della sede della società (ora fallita) in centro a Preganziol

Si tratta dei fratelli Stella e Vincenzo Bitetti: l’accusa è di bancarotta fraudolenta. La loro società è diventata insolvente verso il Fisco dal 2013 ed è fallita nel 2018

PREGANZIOL. Due amministratori di un’azienda di Preganziol, la Cmt srl, una società con una cinquantina di dipendenti attiva nel settore della cantieristica navale fino all’ottobre del 2018, quando fu dichiarata fallita dal tribunale di Treviso, sono stati indagati dalla procura di Treviso per bancarotta fraudolenta.

Si tratta di due fratelli, Stella Bitetti, 50 anni, e Vincenzo Bitetti di 49 anni, entrambi di Preganziol, e residenti nella frazione di Sambughè. Inizialmente, l’indagine aveva coinvolto anche un altro amministratore dell’azienda, un anziano parente dei due fratelli, che nel frattempo è mancato.

L’accusa, che si basa su una lunga e articolata inchiesta dei militari della guardia di Finanza della compagnia di Treviso, coordinati dal capitano Daniele Leonetti, è pesante e contesta un dissesto di oltre 6 milioni di euro. La società, costituita nel 2011, risultava insolvente nei confronti del Fisco già nel 2013 e nell’ottobre del 2018 è stata dichiarata fallita.

Aveva la sua sede in centro a Preganziol, sul Terraglio. L’attività esercitata dalla società, che si avvaleva di figure specializzate come carpentieri, saldatori e tubisti, consisteva nella fornitura di lavorazioni di carpenteria metallica, manutenzione e montaggio per ditte terze, prevalentemente in cantieri navali e stabilimenti metallurgici in Emilia-Romagna, Toscana e Puglia. «Le investigazioni», spiegano i finanzieri in una nota, «hanno permesso di accertare che gli amministratori hanno prelevato dai conti societari, per finalità estranee all’attività dell’azienda, somme per oltre 6 milioni di euro, facendole figurare come “sopravvenienze passive”, e hanno incassato indebitamente 450 mila euro di crediti esistenti al momento del fallimento nel 2018, impedendo così che le somme potessero essere destinate ai creditori dell’impresa».

Dagli accertamenti dei finanzieri trevigiani è emerso anche che gli indagati, consapevoli dello stato d’insolvenza della società, risalente al lontano 2013, anziché ricorrere agli strumenti legali di risoluzione della crisi, hanno proseguito l’attività economica, accumulando ulteriori debiti e aggravando il dissesto, fino a condurre la società al fallimento. I denunciati, peraltro, per nascondere le distrazioni e impedire al curatore fallimentare di ricostruire la situazione patrimoniale della società, hanno reso inattendibili le scritture contabili. Dall’inizio dell’anno, sono 61 le operazioni portate a termine nel settore, con 107 persone denunciate e oltre 172 milioni di euro di distrazioni accertate.

Risuonano più che mai d’attualità le parole pronunciate dal comandante provinciale, il colonnello Francesco De Giacomo, durante la festa delle Fiamme Gialle, in merito alle crisi delle aziende: «Tra i settori oggetto di monitoraggio rientra», disse il colonnello De Giacomo, «senza dubbio anche quello delle crisi aziendali, fenomeno che nella Marca ha assunto dimensioni preoccupanti, che rischiano peraltro di subire un ulteriore incremento nel momento in cui le misure di sostegno all’economia verranno meno. La finalità del nostro intervento in questo campo è duplice: da un punto di vista generale, va tutelata la correttezza nei rapporti tra i diversi soggetti coinvolti, evitando che i creditori vengano danneggiati da comportamenti scorretti degli imprenditori in crisi. Sotto un altro profilo, altrettanto delicato in questo momento, occorre evitare che le organizzazioni criminali colgano, grazie ai capitali di cui dispongono, l’opportunità di rilevare le aziende in difficoltà».

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