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Primi controlli per il Green pass nel Trevigiano: locali e palestre trevigiane hanno già l’app

I gestori si sono organizzati in vista della partenza di venerdì. Ma tanti ristoranti preferiranno usare solo i tavoli all’aperto

TREVISO.  Prove generali dell’era Green pass nelle palestre e nei ristoranti della Marca dove si testa già l’app che consente di leggere il QrCode delle certificazioni verdi. nuove regole Da venerdì il Green pass (vaccino anti-Covid, attestazione di guarigione dalla malattia, tampone negativo) diventerà obbligatorio per entrare nei bar e ristoranti al chiuso, per accedere nelle palestre, piscine, cinema, teatri e musei. Un utilizzo decisamente più ampio, se pensiamo che in questi giorni il passepartout sanitario serve principalmente per l’estero o, restando in casa nostra, per visitare i parenti nella Rsa.

Ma prestissimo il quadro si modificherà. Così gestori delle palestre e titolari delle trattorie si stanno attrezzando per non farsi trovare impreparati al grande giorno. I mugugni, specie nel mondo della ristorazione, non mancano, ma il 6 agosto è dietro l’angolo e nelle ultime ore gli operatori dei settori interessati stanno prendendo le misure con l’app “Verifica C19”, l’apposito strumento messo a disposizione dal governo per verificare l’autenticità dei Green pass.

Come funziona il controllo

Lo spiega Alessandro Esposito, gestore della palestra “Five Club” in Corso del Popolo: «Un’operazione molto semplice», esordisce, «il Green pass darà più sicurezza, non sarà un problema controllare. Per di più, siamo già abituati a registrare i certificati medici dei clienti con relativa scadenza. Il database è collegato al tornello che dà accesso alla palestra: si apre solo si è in regola. In automatico includeremo gli estremi dei Green pass».

Obbligo di Green pass in palestra anche a Treviso, ecco come funziona

Tutto molto semplice, si diceva. Ma come si comporterà Esposito o un qualsiasi ristoratore da venerdì? «Mi metterò all’ingresso della palestra e chiederò al cliente di mostrarmi il suo Green pass, sia esso cartaceo o digitale. Dopo la scansione con la app se tutto è in regola, compare un messaggio di conferma sul telefonino. Se il cliente non lo conosco, prassi vuole che gli domandi pure la carta d’identità per verificare la corrispondenza con le generalità del Green pass».

In palestra

Di certo, il cliente abituale (abbonato, nel caso della palestra) non sarà monitorato tutti i giorni: «Solo la prima volta, poi registreremo il suo documento nel database» spiega Esposito per il suo Five Club, altri sceglieranno come organizzarsi.

Ma quali prospettive può dare la certificazione verde al mondo delle palestre, costrette a chiudere da ottobre a giugno per l’emergenza sanitaria?

«Qualcuno mi ha già detto che per via del Green pass non rinnoverà l’abbonamento», sottolinea, «ma la stragrande maggioranza, per fortuna, è di parere opposto. Ora siamo in una fase di transizione, i frequentatori sono molto pochi. L’importante, alla ripresa autunnale, per raggiungere il tetto di sussistenza».

Al ristorante? molti solo in esterna

Nel mentre, è in fibrillazione il mondo dei ristoranti. Dania Sartorato, presidente Fipe Treviso, fa capire che diverse attività si comporteranno come alla riapertura del 26 aprile: «Cioè garantiranno la consumazione solo all’esterno, evitando l’impiccio del Green pass richiesto per i tavoli al chiuso. In questa fase il meteo ce lo permette, lo farò pure io alla trattoria Al Sile di Casier. La certificazione verde rischia di essere solo un contrattempo. Anzi, una colossale rottura di scatole».

Ma c’è un decreto che la impone. Alla faccia degli aderenti al movimento #Iononcisto, capitanati da Mauro Meneghin (birreria Prosit a San Vendemiano) e Achille Zorzi (osteria Da Bimbari a Mogliano). «Abbiamo già informato agli associati, indicando il link per l’App. Il controllo lo farà all’ingresso il titolare o chi per lui. Sarà più semplice con gli habitué», conclude Sartorato. —

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