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Riciclaggio di Marca, è allarme rosso. Operazioni sospette cresciute del 23 per cento

I dati Bankitalia sul primo semestre 21 preoccupano Confapi. «Decisiva la contrazione del credito avvenuta a fine 2020»

TREVISO. Allarme riciclaggio nella Marca. La pandemia non ferma le zone d’ombra della nostra economia, anzi il 2021, almeno nei primi sei mesi, vede una netta crescita. A Treviso e provincia, da gennaio a giugno, si sono registrate 962 segnalazioni di operazioni sospette ricevute dall’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia: il 23% in più rispetto allo stesso periodo del 2020.

Ma se il confronto passa al secondo semestre del 2020, allora il dato è esplosivo , perché l’incremento è del 41%.

Un quadro preoccupante. La stessa Bankitalia sottolinea come la gran parte siano riconducibili all’area del riciclaggio. E a lanciare l’allarme è Confapi di Padova, il cui centro studi Fabbrica ha elaborato i dati di Bankitalia e della sua struttura di vigilanza sulle operazioni finanziarie sospette.

Un altro fattore inquietante è che la Marca, per operazioni sospette, si colloca al secondo posto in Veneto, dietro a Verona (991 operazioni sospette, prima di Vicenza (939), Padova (921), Venezia (782), Rovigo (248) e Belluno (147). In totale il Veneto passa dalle 4.272 segnalazioni del primo semestre 2020 alle 4.102 del secondo, ma nei primi sei mesi di quest’anno risale decisamente, a quota 4.990. In Italia sono state ben 70.157 segnalazioni del primo semestre 2021 ( 32,5% rispetto allo stesso periodo del 2020), con il raddoppio delle segnalazioni inoltrate dai money transfer.

Secondo Confapi, il dato, nella Marca come nel resto del Veneto, è alimentato dalla nuova contrazione nel credito a imprese e famiglie, dopo la parziale risalita dei primi mesi del 2020. «I clan della criminalità organizzata potrebbero approfittare della crisi di liquidità, anche le associazioni devono vigilare», dichiara Carlo Valerio, presidente della Confapi patavina, «L’aumento indiscriminato dei prezzi delle materie prime è un ulteriore fattore di rischio».

La tesi di Confapi è che possa esistere una correlazione fra l’andamento delle segnalazioni di operazioni sospette di riciclaggio nel territorio e quello dei prestiti bancari a imprese e famiglie.

Valerio e la Confapi pongono l’accento sul fatto che al calo delle segnalazioni di operazioni sospette registrato nel 2020 corrisponda un’inversione di tendenza per quanto riguarda il credito a imprese e famiglie, con i prestiti bancari che per la prima volta dopo un ininterrotto decennio di contrazione erano tornati a salire, nel corso del 2020, come dimostra l’evoluzione della Marca: se il credito ad imprese e famiglia viaggiava sui 23 miliardi di euro nel primo trimestre, c’è stata una crescita costante sia nel secondo trimestre (23,9 mld) che nel terzo (24,4 miliardi). Ma poi l’anno si è chiuso con il segno meno, dal momento che l’ammontare del credito è sceso a 24,1 miliardi , quasi 330 milioni in meno messi in circolo.

Gli indizi sono convergenti, e per Confapi fanno una prova: quando il credito cresce, le operazioni sospette diminuiscono, quando viceversa i rubinetti si stringono, ecco che le zone d’ombra crescono. E su questo fronte Confapi attendei dati sul credito nel 2021, per poter chiudere il cerchio.

Ma Valerio mette già istituzioni e mondo del credito in allerta: «La nuova contrazione del credito può aver spinto più di qualche imprenditore in difficoltà, nei mesi successivi, a ricorrere alle scorciatoie proposte dalle organizzazioni malavitose», puntualizza, «L’inversione di tendenza nell’andamento dei prestiti nel 2020 si è rivelato un ottimo segnale, dovuto anche all’insieme di reti protettive messe in campo dallo Stato nel periodo di emergenza per sostenere le imprese».

Misure che secondo Confapi hanno «permesso di arginare il problema almeno». Ma oggi, rilancia Valerio «ci troviamo purtroppo di fronte a una situazione diversa», perché «nel momento in cui tanti piccoli imprenditori sono in crisi per le conseguenze della pandemia sulla propria attività, è sempre più forte il rischio di inquinamento dell’economia e di usura da parte della criminalità mafiosa». Tra le categorie più a rischio, secondo il dossier di Confapi, le piccole imprese e gli esercenti, e chi vive del lavoro più che del capitale.

Infine il capitolo materie prime: «I fidi delle aziende sono calcolati su un volume di affari che è quello medio, se aumentano i prezzi delle materie prime questo volume viene superato largamente. L’imprenditore avrà bisogno di più risorse per acquistare lo stesso prodotto e, se quelle risorse non le ha, sarà più forte la tentazione di affidarsi a scorciatoie illecite».Andrea Passerini

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