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Epac di Salgareda, l’azienda in rosa di Cristina ed Elena: «Da noi solo donne, sono veloci e precise»

La ditta di Salgareda lavora materie plastiche e ha il fatturato in crescita. Due titolari e 27 dipendenti, zero uomini

SALGAREDA. Un’azienda tutta rosa: l’idea di due imprenditrici, i 27 dipendenti che appartengono tutti all’altra metà del cielo. Un caso forse unico in provincia, ma nemmeno altrove deve essere semplice reperire microcosmi analoghi.

«Ma non siamo femministe. Riteniamo solo che le donne, in un ambito come il nostro, siano più veloci e precise», sottolinea la legale rappresentante Cristina Andreatta. Che ha chiamato l’azienda “Epac”, fondandola nel 2001 con la socia Elena Pivetta: sede a Salgareda, si occupano di assemblaggio di materie plastiche. E fuori dalla fabbrica, in ossequio alla vocazione aziendale, sono state collocate un paio di scarpe rosa formato 80x30.

L’IDEA

«Abbiamo iniziato io ed Elena, staccandoci da un’azienda di mio fratello», racconta Andreatta, 50enne, oggi residente a Martellago ma originaria di Ponte di Piave come la socia, «la prima sede è stata a Fossalta Maggiore, dopo sei mesi ci siamo trasferite in un capannone più grande a Salgareda. Si era pensato pure di mettere in piedi un bar, ma sarebbe stato più costoso. All’inizio, facevamo tutto noi due, pure le consegne.

Ora abbiamo 27 dipendenti: tante si sono avvicendate nel corso degli anni, abbiamo contato pure 30 maternità. Minimo comun denominatore: aver creduto sempre nelle donne».

UNA FAMIGLIA

Sì, sempre donne. Tanto da dare vita, all’interno della fabbrica, a un clima particolare: «Siamo una famiglia. Se c’è necessità di chiedere uno spostamento di turno, si garantisce la massima flessibilità. Delle 27 dipendenti, otto hanno il contratto a termine. E noi donne facciamo tutto: dalla consegna con furgone all’assemblaggio, mentre la parte amministrativa la sbrighiamo io e la socia». Viene da domandare se, nel corso degli anni, ci sia stato per caso qualche raro innesto maschile: «No, se si escludono gli studenti utilizzati per gli stage. Ma non vogliamo sembrare femministe, non è quello il nostro intento. Più semplicemente, è una scelta. Ed è stata presa solo perché, lavorando con le donne, ci troviamo meglio. Motivi pratici, nulla di più. Ci assicurano qualità». Chiaro, no?

IL LAVORO

Quanto agli assemblaggi, l’azienda si occupa di manopole per il piano cottura, orologi per contatori dell’acqua, caschetti da bici, rubinetti per macchine da caffè, placche per le prese di corrente. In tema di fatturato, l’azienda ha registrato un aumento del 30% fra 2019 e 2020: «Non abbiamo avvertito la crisi dell’era Covid, aprendo due nuovi capannoni lo scorso anno.

Ora se ne contano tre, per una superficie complessiva da 1.500 metri quadrati», conclude l’imprenditrice Andreatta. In sintesi: i progressi di una piccola azienda di provincia che da sempre segue un filo tutto rosa. Tutte donne, dai vertici alla manifattura, dall’amministrazione al reparto assemblaggio. Con un paio di scarpe fuori dalla fabbrica a personalizzare il successo imprenditoriale delle amiche Andreatta e Pivetta.  

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