Contenuto riservato agli abbonati

Mascherine e distanze, Suoni di Marca è un caso: l’Usl manda ispettori sanitari per le verifiche

Gatto: «Norme applicate rigorosamente, ma c’è un piano di responsabilità individuale. Noi abbiamo fatto tutto il possibile»

TREVISO . «Si può stare all’aperto, anche non distanziati sedia sì e sedia no, ma sempre con la mascherina. Manderò gli ispettori sanitari a verificare cosa avviene durante la manifestazione».

Francesco Benazzi, direttore generale dell’Ulss2 , ha visto le foto della prima serata di Suoni di Marca - l’altra sera in cartellone c’erano sir Oliver Skardy e i Selton, e non è il massimo della felicità. Per l’ennesima a volta riscontra comportamenti poco rigorosi, in una fase molto delicata della pandemia –in cui peraltro i contagi colpiscono anche ragazze a ragazzi – e richiama all’ordine la cittadinanza.

Nella cornice molto rigorosa di norme e tetti imposti dalle autorità al festival, e pedissequamente seguite dagli organizzatori, con notevole spiegamento di forze e avvisi al pubblico, c’è stato chi ha interpretato in modo “disinvolto le prescrizioni di legge nazionale e le regole raccomandate per la fruizione di concerti e delle passeggiate del gusto fra gli stand, in quella che è una sorta di vasca” sui bastioni, fra enogastronomia ed altri prodotti.

Distanziamento non sempre rigoroso, mascherine molto “allegre”, non sempre tenute. Sulle 1300 poltroncine- di cui non più di 743 occupabili fisicamente, per il tetto imposto dalla necessità di tenere le distanze- si sono visti molti spettatori “vicini vicini”, per citare un famoso slogan televisivo. Erano tutti familiari o coppie conviventi? Difficile da credere.

Ma se il canonico metro di distanza saltava in moltissime file, ha colpito anche il vedere molti visi scoperti, con la mascherine al braccio o sulle ginocchia. Peraltro, sulle sedute delle poltroncine blu non erano stati posti cartelli che ammonivano a mantenere la distanza.

Chi ha assistito al concerto dice che l’organizzazione del festival ha lavorato sodo, per far rispettare le norme: avvisi dal palco, vigilantes all’opera, e una decina di hostess che accompagnano il pubblico fino ai posti spiegando le regole e dando tutte le raccomandazioni del caso.

Ha prevalso al voglia di libertà? A controllare anche gli uomini della Questura, con un presidio “discreto”. E non è escluso che le forze dell’ordine valutino video, telecamere e i rapporti di chi era in servizio.

«Mi spiace, credo che mai come stavolta non ci possa venir addebitato nulla», dichiara Paolo Gatto, artefice del festival sulle mura, «da parte nostra c’è stato veramente il massimo sforzo, abbiamo fatto il nostro dovere e anche di più, abbiamo anche verificato che ci fossero i legami familiari per chi voleva stare vicino. E abbiamo tenuto i registri di chi è entrato. Le mascherine? Diciamo che c’è un piano di responsabilità individuale e non possiamo nemmeno fare i cani da guardia di tutti gli spettatori. Ma a chi parla di assembramento, dico che sonio polemiche strumentali: per 10 serate abbiamo venduto in prevendita 3500 biglietti, giovedì l’afflusso stato in tutto di 2800 persone, di cui 760 sedute al concerto». Numeriche colpiscono: prima del Covid, le serate ”mito” del festival, prima del Covid, avevano visto fino a 20mila e più persone.A.P.

Video del giorno

XFactor, soffre di crisi di panico e deve cantare seduta: Phoebe supera le paure e conquista tutti

Granola fatta in casa

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi