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Donne escluse dalle nuove assunzioni nel Trevigiano: «Contratti offerti solo a maschi under 30»

Adriano Bordignon e Patrizia Manca

Per commercio e turismo nessuna ripresa, in un anno la Marca ha perso 326 negozi. L’occupazione tiene tra gli uomini

TREVISO. Maschi, di nazionalità italiana, esperti di digitale e nuove tecnologie, con contratti interinali a termine. È l’identikit degli ultimi assunti nelle aziende del terziario in provincia di Treviso, settore alle prese con un problema di genere: per le donne - soprattutto per quanto riguarda commercio e turismo - le assunzioni sono crollate.

A dirlo è l’indagine statistica di EbiCom, ente bilaterale del terziario, in collaborazione con la Camera di Commercio. Il 2020 è stato un anno da dimenticare e lo sapevamo, ma anche i primi tre mesi del 2021 mostrano segnali inquietanti.

I settori e la crisi

Il terziario in provincia di Treviso conta 55.629 unità locali: il primo trimestre 2021 è sostanzialmente in linea rispetto all’anno prima, ma con grosse differenze di settore. Cresce il terziario avanzato: attività professionali e di consulenza legate a digitale e nuovi mezzi di comunicazione, attività di ricerca e sviluppo, servizi di noleggio. Calano, se si considera il numero complessivo di imprese, il turismo e il commercio. In particolare, nel corso del 2020 sono stati chiusi 326 esercizi commerciali, e altri 75 hanno cessato l’attività nei primi tre mesi del 2021.

Crisi in rosa

Per quanto riguarda l’occupazione, il saldo nei primi tre mesi del 2021 è positivo: 2.350 posti di lavoro creati (differenza tra nuovi contratti e cessazioni). Tuttavia, è una statistica fortemente sbilanciata a favore del genere maschile. «I nuovi occupati, inseriti principalmente nel comparto dei servizi, hanno queste caratteristiche: sono prevalentemente maschi, di nazionalità italiana, impiegati con contratti interinali a termine» spiega l’indagine di EbiCom, coordinata da Alessandro Minello. Alcuni dati concreti? Nel primo trimestre 2021 nel commercio sono stati persi 110 posti di lavoro “in rosa” tra i contratti di lavoro intermittente. E nel turismo il saldo negativo del lavoro femminile è di 420 posti per quanto riguarda i contratti a chiamata, di 315 per i contratti di lavoro dipendente.

Il fenomeno

«Il lavoro dipendente penalizza, ancora una volta le donne, escluse dalle nuove assunzioni e legate a una pericolosa marginalità» afferma Adriano Bordignon, presidente di EbiCom. «In forte sofferenza nel lockdown, segno evidente che la bilateralità, di concerto con le pari opportunità, dovrà promuovere nuovi percorsi di professionalizzazione e riqualificazione per tutte le fasce di età femminili perché il lavoro femminile non è solo un’opportunità per le donne, ma un arricchimento per la società e la miglior prevenzione verso varie forme di disagio. Cresce inoltre la disaffezione dei giovani (under 30 e under 40) per il “fare impresa”, a vantaggio di una platea di imprenditori sempre più vecchia: un segnale preoccupante. Per entrambi: donne e giovani, non faremo mancare l’impegno della bilateralità». 

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