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Morti sul lavoro, la lettera: «Voglio giustizia per il mio Mattia, sacrificato sull’altare del profitto»

Il messaggio di Monica Michielin, mamma del giovane operaio morto in cantiere a Montebelluna a soli 23 anni. Scrive: lavoro, figlio, dignità, voce, prezzo, persone. Leggiamole, queste parole, semplici da capire e difficili da far valere 

Pubblichiamo la lettera di Monica, mamma di Mattia, morto sotto il peso atroce di 15 quintali mentre lavorava in un cantiere a Montebelluna, tre mesi fa. Le responsabilità devono essere ricostruite, si approderà a un esito giudiziario e a noi spetta attenderlo.

Quello di Monica è un messaggio netto, non uno sfogo. C’è una frase più forte delle altre: “Ogni volto è il volto di mio figlio”. La leggi e ti segna. È il senso del “dopo”, di cosa accade a tragedia compiuta. Ed è il rifiuto dell’egoismo. Per Monica, Mattia rivive in ogni volto e il mondo dovrebbe almeno sistemare le cose per i Mattia che verranno.

Esistono dei software che analizzano scientificamente un testo; è un approccio freddo ma può aiutare a mettere in ordine le cose. Monica ha usato una parola più di ogni altra: vita. L’ha scritta per sei volte ed è un attestato, per certi versi prodigioso, di umanità. Solo una madre può continuare a pensare alla vita, al suo valore, alla sua fragilità.

La seconda parola più usata è rabbia: non c’è bisogno di spiegarla, è un’emozione che accompagna la riflessione dopo le morti sul lavoro, quando ogni volta, ogni maledetta volta, ci risvegliamo dalle nostre illusioni ipocrite e capiamo che viviamo in una società dissestata, capace di dimenticare in fretta, di agire sulla sola spinta economica e di non imparare lezioni.

Il vocabolario di Monica è senza scampo per noi. Scrive: lavoro, figlio, dignità, voce, prezzo, persone. Leggiamole, queste parole, semplici da capire e difficili da far valere: tutte insieme, come in una musica, dettano un ritmo morale. Sono passi che risuonano, colpi su una porta, un martello che batte. È la musica cupa di una tragedia del lavoro. Ogni parola è scolpita. Se vorremo vederla.

(Fabrizio Brancoli)

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LA LETTERA APERTA

A tre mesi dall’omicidio di Mattia Battistetti si continua a morire sul lavoro.

Sono trascorsi tre mesi da quel tragico giovedì 29 aprile, giorno in cui Mattia Battistetti, mio figlio, un ragazzo di appena 23 anni, è stato ucciso a Montebelluna nel cantiere Bordignon, da un carico di quindici quintali di impalcature che si è sganciato da una gru in movimento, colpendolo alle spalle mortalmente.

La mia vita, quella di mio marito, di mia figlia, dei nonni di Mattia e della sua fidanzata Giada, deve sopportare ora un dolore inenarrabile a causa di un’atroce negligenza.

La mia voce urla la rabbia che portiamo nel cuore da tre mesi. Con questa voce e con questa rabbia voglio denunciare l’ipocrisia di chi dietro all’apparenza non si cura della sicurezza e della dignità delle persone, la crudeltà di chi pensa che la morte sul lavoro sia solo un dato statistico che non deve in alcun modo fermare la corsa al profitto.

Monica legge la lettera aperta in onore di suo figlio

Il figlio morto in cantiere a 23 anni, la madre: "La mia voce urla la rabbia che portiamo nel cuore"

Con Mattia altre trentacinque persone sono morte da inizio anno in Veneto: offro la mia voce e la mia rabbia affinché queste vite non rimangano invisibili e dimenticate.

Qual è il prezzo della vita di mio figlio? O di quella di Aziz Diop, un’altra giovane vita che si è aggiunta a questa inaccettabile e disumana lista dei compianti?

Il prezzo di una vita e di tante ali spezzate prima ancora di spiccare il volo può non toccare la coscienza di chi dovrebbe avere la responsabilità di salvaguardare i propri lavoratori?

Io sono una mamma e non mi arrendo: ogni volto è il volto di mio figlio e le nostre lacrime una cascata senza sosta.

Nel 2021 si muore di lavoro, quel lavoro che si dice “nobilita l’uomo”, ma si muore anche di omertà di fronte all’evidenza quando tutto inesorabilmente rientra nel quotidiano.

Io accuso e pretendo giustizia, non quella del dio denaro che tutto può.

Chi per negligenza o per calcolo provoca il sacrificio di una vita umana deve essere punito in modo severo ed esemplare.

Cominciamo a ridare il giusto valore alla vita umana e rimetterla al centro con la sua dignità, i suoi diritti.

Serve un cambio di mentalità, basta retorica: le morti bianche sono omicidi e come tali vanno affrontati, sia sotto l’aspetto della sanzione, sia sotto quello altrettanto importante della prevenzione.

Non voglio più che altre voci di rabbia si aggiungano alla mia.

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