Centro di Medicina di Treviso. Tampone rapido ogni due giorni a chi non si vaccina

Circa il 5% del personale non ha ancora nemmeno una dose. Anche a Monastier test più frequenti a chi è senza profilassi

TREVISO. Dal 6 agosto i dipendenti del Centro di Medicina che non risulteranno vaccinati dovranno sottoporsi a un tampone rapido ogni due giorni.

A richiederlo la direzione della grande clinica privata che conta 31 centri in Veneto, più uno a Pordenone e uno a Ferrara. La comunicazione è stata inviata nei giorni scorsi a tutti i dipendenti delle strutture e a questa comunicazione seguiranno nei prossimi giorni degli incontri sede per sede.

«L’intenzione dell’azienda» spiega l’amministratore delegato Vincenzo Papes, «è quella di spingere affinché possano essere in assoluta sicurezza sia le nostre strutture sia le imprese che si rivolgono a noi. Non vogliamo attuare alcuna coercizione ma ci sembra giusto che tutti Centri Medicina siano garantiti al 100%».

Si confida molto sul fatto che già oggi la stragrande maggioranza del personale dipendente abbia ricevuto almeno una dose (moltissimi quelli che in realtà hanno già la copertura completa) e che un residuo di non vaccinati si attesti indicativamente a non più del 5%, spiegano dal centro di medicina.

Una percentuale ridotta, che non rappresenta di fatto una quota di “No-vax” ma probabilmente quella quota di giovani dipendenti che per anagrafica o tempistiche non hanno ancora avuto modo di avere l’appuntamento. «Il nostro è un invito perentorio ma al contempo ragionevole» prosegue Papes, «perché siamo convinti che tutti quanti i nostri dipendenti abbiano ben capito la realtà che viviamo quotidianamente in ballo non c’è solo la salute pubblica ma anche il mantenimento di una intera economia di cui tutti noi facciamo parte». Secondo Papes, «impossibile dimenticarsi degli effetti che ha avuto la pandemia su aziende piccole e grandi, personale a casa, attività sospese, eccetera».

Il Centro di Medicina ha scelto la data del 6 agosto non a caso essendo anche il giorno in cui entreranno in vigore le restrizioni per i “no vax” decise dal governo Draghi. Si ritiene che non ci saranno sacche di resistenza nella struttura ma «anche qualora vi fossero» specifica Papes, «avremo modo di superarle».

E anche la Casa di Cura Giovanni XXIII di Monastier continua la stretta sorveglianza del proprio personale e dei pazienti per continuare a essere un “Covid-free Hospital”. «Il personale non immunizzato - fa sapere la clinica di Monastier - segue un percorso di sorveglianza con tamponi molecolari a maglie più strette rispetto ai soggetti immunizzati, al fine di garantire loro maggiore protezione e controllo».federico de wolanski

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