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Autoclavi stracolme di prosecco “in nero”: ecco come alcuni vinificatori falsano la contabilità

© Simone Ferraro

Dietro le quinte della corsa all’«oro frizzante». L’Ispettorato Repressione Frodi è composto da un team di 25 persone: «Irregolarità più diffuse nelle realtà piccole, ma in passato era peggio»

TREVISO. La nuova corsa all’oro frizzante del Prosecco vede gareggiare tanti onesti produttori ma anche qualche “corsaro” senza scrupoli, che non si fa problemi a commercializzare finti vini Doc senza etichetta, realizzati con processi produttivi misteriosi visto che nessuno, senza un adeguato tracciamento, potrà mai verificare cosa contenga quella bottiglia, dove sia stata realizzata, che procedura sia stata seguita.

E il primo indizio che qualcosa non stia andando per il verso giusto, spiega l’Ispettorato Centrale per la Repressione Frodi del Nordest (Icqrf), è una quantità smodata di zucchero stoccato nelle cantine, e non denunciato. Come avvenuto nel caso del sequestro dell’azienda di Conegliano.

Zuccheri e spumante

Perché sì, lo zucchero aggiunto al mosto alza il grado alcolico del vino che sarà, ma non è questo il problema principale. «Lo zucchero in cantina va usato sotto “sorveglianza”» spiega una fonte dell’Ispettorato, «quando si porta in cantina per fare spumante va fatta una comunicazione preventiva, e noi controlliamo se le quantità sono adeguate.

Chi non lo dichiara, lo fa con uno scopo ben preciso: risulta che un determinato produttore non ha fatto spumantizzazione, e magari ha un’autoclave piena da 6 mila bottiglie che potrà vendere senza contabilità, in nero, perché ufficialmente non è mai stato prodotto. Questa è evasione fiscale».

Il mercato dei falsi

Uno spumante realizzato con lo zucchero mai dichiarato non potrà, evidentemente, fregiarsi di un marchio Doc o Docg. Sarà quindi venduto in nero, ma a chi? «Queste bottiglie non registrate, e senza etichetta, finiscono soprattutto ai privati. Capita che a Milano o a Torino più persone si mettano insieme ed effettuino un ordine di parecchie casse che poi si dividono. Non sappiamo se, nel caso di Codognè, fossero convinti di acquistare vero Prosecco Doc, ma è possibile che sapessero che era senza etichetta».

Contraffazione e salute

Secondo il Consorzio del Prosecco Doc, se manca la “fascetta” di Stato mancano anche certezze su come è stato realizzato il prodotto e su cosa contiene. L’Ispettorato tuttavia sottolinea che, finora, le irregolarità amministrative non si sono trasformate in rischi per la salute: «Si tratta di un inganno al consumatore, ma non ci sono elementi per far pensare che ci siano sofisticazioni che fanno male alla salute: è merce venduta facendo credere che sia qualcosa che non è. Se vendo una bottiglia senza fascetta o etichetta, non posso chiamarla Prosecco perché non è Prosecco».

Il pool di controllori

Oggi l’Icqrf Nordest ha sede a Susegana, dove operano 25 persone compresi gli amministrativi e 14 ispettori. In questa stagione lavorano soprattutto sulle giacenze di cantina: si verifica che la presenza fisica del vino all’interno dello stabilimento sia coerente con la quantità indicata sui registri. Eventuali ammanchi sono sinonimo di vendite senza documenti, in nero.

«Oggi questi fenomeni sono meno diffusi, gli operatori sono più attenti di un tempo» sottolineano dall’Ispettorato, «è un retaggio soprattutto delle realtà medio piccole, le aziende grandi non si perdono dietro a mille bottiglie senza etichetta. Se vengono scoperte, il gioco non vale la candela: scattano la confisca e le sanzioni, se ci sono superi si arriva anche a 140 euro per ettolitro, con 100 ettolitri in più rispetto a quanto dichiarato arriviamo già a 14 mila euro di sanzione». 

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