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Chiuso il locale di Elisa, uccisa senza un perchè a Moriago. I genitori cedono l’attività di famiglia

Da qualche giorno è stato esposto il cartello “affittasi” nell’esercizio che prendeva il nome da Elisa. Il sindaco di Pieve, Stefano Soldan: «Dolore troppo grande, è una scelta che si può comprendere»

PIEVE DI SOLIGO. Un cartello giallo e quell’annuncio senza tanti fronzoli: “Affittasi”. Da qualche giorno, il bar che fu di Elisa Campeol, la 35enne uccisa poco più di un mese fa da Fabrizio Biscaro all’Isola dei Morti di Moriago, è stato messo in affitto. Una decisione che di certo mamma Mirca e papà Eligio non avranno preso a cuor leggero, visto che l’attività in via Pati, l’«Elis Bar», era l’attività di famiglia e prendeva proprio il nome della loro amata figlia 35enne, morta il 23 giugno scorso, in un omicidio senza spiegazioni. Da quel giorno il bar aveva abbassato le serrande per lutto, e adesso è arrivata anche la decisione di cedere gli spazi, come se con Elisa se ne fosse andato anche ogni ragione per andar avanti.

«Mi era stata accennata questa volontà poco tempo fa dai genitori stessi - commenta il sindaco di Pieve di Soligo, Stefano Soldan - si tratta di una scelta sicuramente molto sofferta, comprensibile per la tragedia che è accaduta, e che quindi, in quanto tale, va rispettata». E tutto il paese, che aveva partecipato in massa al funerale della giovane donna, è ancora molto scosso per la tragedia. Elisa Campeol aveva lavorato a lungo nel bar di famiglia, negli ultimi tempi poi l’aveva lasciato in gestione ai genitori, con l’intenzione di affrontare una nuova avventura professionale. In lei stava maturando il desiderio di intraprendere gli studi delle discipline olistiche, materia che l’affascinava, con l’obiettivo, magari un domani, di aprire un proprio centro tutto suo, come aveva riferito ai cronisti papà Eligio nei giorni successivi alla tragedia. Tutto è andato storto invece, senza un motivo.

Elisa Campeol è morta il 23 giugno all’Isola dei Morti “colpevole” soltanto di essersi trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato, visto che, stando a quanto emerso fino ad ora dalle indagini, il suo carnefice, Fabrizio Biscaro, 34enne di Col San Martino, ha sfogato la propria ira, il proprio malessere sulla prima persona che aveva a tiro, senza alcuna logica.

Pare infatti confermato, a quattro settimane dall’omicidio, che i due non si conoscessero minimamente, anche se gli inquirenti continuano a compiere accertamenti in tutte le direzioni. Intanto Fabrizio Biscaro, con un passato segnato da gravi problemi psichici, resta rinchiuso nel carcere di Santa Bona, in attesa dell’incidente probatorio del 7 settembre. Dall’esito della perizia psichiatrica si dovrà definire se in quei macabri frangenti, l’operaio 34enne fosse capace di intendere e volere. RICCARDO MAZZERO

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