Cassa integrazione e ferie anticipate «Non ci arrivano le materie prime»

Dopo Stiga, anche Friul Intagli e Arko sono in emergenza Cgil: «Bisogna ricostruire una filiera italiana di forniture»

Operai a casa perché non arrivano le materie prime. I clienti hanno ripreso ordinare, la ripresa è tangibile ormai da qualche mese, ma mancano i materiali per portare avanti la produzione. Una crisi degli approvvigionamenti che sta diventando drammatica anche per la provincia di Treviso, dove alcune grosse aziende sono costrette a tenere a casa il personale nell’attesa di mettersi in pari con le forniture. Pochi giorni fa era stata la Stiga di Castelfranco a ridurre le presenze. È notizia di queste ore, invece, l’apertura della cassa integrazione alla Friul Intagli (un migliaio di dipendenti e uno stabilimento a Portobuffolè) e l’anticipo delle ferie alla Arko Spa (produttrice di porte e infissi a Motta di Livenza).

la situazione


Mauro Visentin, segretario generale della Cgil Treviso, spiega nel dettaglio cosa sta succedendo alle big della Marca: «Alla Friul Intagli è stato fatto l’accordo per la cassa integrazione ma non sappiamo ancora quanto e come sarà utilizzata, il problema è lo stesso di tante altre realtà: non sono in grado di garantire un flusso continuo di arrivo dei materiali che servono alla produzione. La Arko, invece, ha chiesto ai dipendenti di anticipare le ferie e utilizzarle finché non ci sarà un flusso adeguato di consegne». Problemi che riguardano anche tante imprese di piccole dimensioni, soprattutto nei comparti metalmeccanico, automotive e legno-arredo. «Questa carenza di materie prime ha rallentato la produzione, e si preferisce la turnazione rispetto al ciclo continuo» chiarisce Visentin, «in alcuni casi si è dovuti ricorrere alla cassa integrazione o alle ferie anticipate».

le ragioni della crisi

Acciaio, ferro, rame, alluminio, e ancora legname, resistenze, plastica, cartoni per imballaggi. È un elenco dei materiali più difficili da reperire sul mercato. Perché? Cosa sta succedendo? «Alla base di tutto c’è la fortissima speculazione in atto» sottolinea Visentin, «le merci non si trovano oppure si trovano a prezzi maggiorati. Chi consegna e chi produce è concentrato sul ritocco dei listini e sul contingentamento dell’offerta, è una catena di speculazione che rischia di creare una vera e propria bolla, con ulteriore rischio di crisi. La Cina, inoltre, sta assorbendo molte risorse e tende ad accaparrarsi le materie prime necessarie. E il blocco del canale di Suez non è ancora stato assorbito dal trasporto internazionale di merci».

la proposta

Le società trevigiane sono ferme al palo perché qualcuno, in Asia, ha deciso di non spedire più la merce come faceva in epoca pre-Covid, preferendo aspettare, limitare l’offerta e far impennare i prezzi. Come ne usciremo? «Dobbiamo pensare a ricostruire una filiera interna di produzione, almeno a livello europeo se non italiano» suggerisce Visentin, «aver esternalizzato tutti i fornitori nel corso dei decenni passati, al fine di incassare margini migliori e poter lucrare nel corso del processo produttivo, comporta anche una maggiore esposizione a tutte le crisi internazionali. E in un momento come questo la ripartenza rischia di essere frenata da tensioni che nascono a migliaia di chilometri di distanza».



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