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Green pass, ecco i primi sindaci trevigiani ribelli: «Non faremo nessun controllo»

Paese e S. Lucia contro il nuovo documento: «I gestori non vanno sanzionati». Della Pietra: «Sono preoccupato, tante manifestazioni rischiano di saltare»

TREVISO. Green pass, spuntano i primi sindaci “ribelli” a Paese e Santa Lucia di Piave. Katia Uberti e Riccardo Szumski hanno annunciato che non chiederanno alla polizia locale alcun controllo sull’applicazione del Green pass laddove previsto (bar, ristorante, palestre, eventi...). Pure a Spresiano il sindaco Marco Della Pietra getta la spugna in partenza: «Impossibile garantire i controlli che ci vengono chiesti».

Il fronte del “no”

È stata la sindaca di Paese, Katia Uberti, la prima a ribellarsi alle norme sul passaporto sanitario: «Non possiamo fare gli sceriffi dei gestori di bar e ristoranti al chiuso, o di palestre, piscine e impianti sportivi» scrive Uberti, «il “passaporto sanitario” agli eventi o nelle situazioni di grande affluenza ha indubbiamente una logica, ma il fatto che i gestori possano essere sanzionati qualora non riescano a verificare efficacemente non mi sembra la strada giusta. I controlli non sono di semplice applicazione e potrebbero dare vita a possibili tensioni con il pubblico».

A Santa Lucia, Szumski la pensa allo stesso modo: «Green pass? Parliamo di informazioni sanitarie riservate, metterei in difficoltà i vigili se chiedessi loro di verificarli. È un’assurdità: da seduti serve il Green pass, al bancone no. Chi si siede starà insieme da un’altra parte, Green pass o meno. È una norma senza scientificità e buon senso. Vogliono far chiudere i ristoratori? Mi metto nei loro panni. Come fanno a fare i gendarmi? E perché dovremmo sanzionarli? È stata dichiarata guerra a una tipologia di attività che si era data da fare per far rispettare le norme».

Il caso Spresiano

Marco Della Pietra, sindaco di Spresiano, non è contrario al certificato in sé, ma ha seri dubbi circa la sua applicazione: «Capisco la mia collega di Paese, non abbiamo gli strumenti per fare verifiche di questo genere. Ci hanno detto che arriverà un’app per i controlli, mi immagino cosa potrebbe succedere a un evento con duecento persone di cui bisogna incrociare anche i documenti d’identità. È improponibile, tanti eventi rischiano di saltare. E poi si poteva organizzare con un po’ più di preavviso, anziché dircelo due settimane prima dell’entrata in vigore, a cavallo delle ferie estive».

«Serve responsabilità»

Tra sindaci tanti punti di vista diversi, anche all’interno della Lega. Claudia Benedos, di Maser, aveva fatto parlare di sé quando andò a pranzo al ristorante aperto in piena zona rossa. «Ero solidale con i ristoratori, perché pur rispettando le regole li avevano fatti chiudere» spiega oggi, «condivido il decreto sul Green pass e sono d’accordo sul far rispettare le regole. La mia filosofia è la stessa di allora: lavora chi rispetta le regole. La variante Delta ci spaventa, anche a Maser il virus è riapparso, bisogna fare attenzione per non richiudere mai più».

Nemmeno Stefano Marcon, sindaco di Castelfranco e presidente della Provincia, se la sente di fare il “ribelle”: «Certo, non sarà un controllo morboso, ma le regole vanno rispettate, non dimentichiamo che siamo ancora in una fase delicata. Mi rifaccio alla responsabilità dei gestori e dei clienti, e so che faranno le cose per bene come sempre». E Marco Serena, sindaco di Villorba, ricorda l’esperimento (vincente) berlinese: «Lì serve un codice QR, dato dopo un tampone negativo, per entrare in moltissime attività. Un Green pass ante litteram. In Germania ha funzionato, può funzionare anche in Italia». 

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