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In tribunale la battaglia del Prosecco: Ca’ di Rajo batte Bottega

Assolto l’imprenditore vitivinicolo Bortolo Cecchetto, dopo una vertenza durata molti anni. L’azienda Bottega spa, costituitasi parte civile, chiedeva un risarcimento milionario

SAN POLO. Contraffazione, alterazione e uso di marchi distintivi e vendita di prodotti industriali con segni mendaci. Erano pesanti le accuse che la procura della Repubblica rivolgeva a Bortolo Cecchetto, legale rappresentante di Ca’ di Rajo, nota azienda vitivinicola di Rai di San Polo di Piave, contrapposta alla Bottega spa di Bibano di Godega, altro gigante del settore. Le accuse avevano fatto scattare alcuni anni fa l’inchiesta sfociata in un processo, lamentando il fatto che erano stati utilizzate bottiglie rosa, dorate e argentate del tutto simili a quelle di loro fabbricazione e così “ingannevoli” per i consumatori.

L’ACCUSA

L’azienda Bottega spa, costituitasi parte civile, chiedeva un risarcimento milionario. Un processo non facile e per questo durato a lungo, con il pubblico ministero che ieri, al termine della requisitoria aveva chiesto la condanna a 2 anni di reclusione e 10.000 euro di multa a Cecchetto.

LA SENTENZA

Il giudice Umberto Donà ha invece assolto l’imputato perché il fatto non sussiste, chiudendo così, almeno nel processo di primo grado, un lungo braccio di ferro tra i due noti marchi di Prosecco e vini di Marca.

Soddisfatto Cecchetto, che al termine del processo attraverso un suo rappresentante di famiglia, ha rilasciato una lunga dichiarazione su quanto accaduto: «Il motto della nostra famiglia è sempre “Male non fare, paura non avere”.

Ringraziamo i nostri legali, l’avvocato Paola Turri e l’avvocato Maurizio Borghese, che in questi anni ci hanno accompagnato con professionalità e competenza», afferma Simone Cecchetto, titolare di Ca’ di Rajo insieme alla famiglia. «La nostra famiglia - prosegue - ha sofferto pesantemente questa situazione che era ed è molto distante dalla nostra etica e dal nostro modo di agire. Abbiamo sempre avuto massima fiducia nella giustizia e ci siamo astenuti da ogni dichiarazione pubblica per far sì che questa potesse fare il suo corso nelle sedi opportune.

L’innovazione e la creatività contraddistinguono da sempre i nostri progetti e lo dimostra tutto ciò che facciamo ogni giorno all’interno della nostra azienda e nel mondo».

le reazioni

«La nostra è una realtà giovane che crede nei giovani e che ha legato il suo nome alla salvaguardia della Bellussera e degli autoctoni nella piena valorizzazione del nostro territorio. Siamo molto contenti del risultato conseguito che ci permette di tornare a occuparci esclusivamente di ciò che ci sta a cuore: ovvero la produzione e la promozione dei vini della nostra terra».

il legale

Sobrio il commento di uno dei due legali dell’imputato, l’avvocato Borghese: «C’è molta soddisfazione da parte nostra per l’esito del processo.

Eravamo e siamo sempre stati convinti, fin dal primo momento, della correttezza e dell’operato dell’azienda Ca’ di Rajo. Ora guardiamo avanti».—

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