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Uls trevigiana, il dilemma etico-giuridico di Benazzi. Senza i No vax collassano ospedali e Rsa

Il direttore generale dell’Ulss 2 Francesco Benazzi al Vax point di Villorba

Partono le prime 180 lettere di sospensione: sindacati spaccati, è stallo sui nodi contrattuali. L’ipotesi del doppio tampone

TREVISO Diventano sempre più concreti i timori che interi reparti collassino a seguito delle sospensioni del personale non immunizzato: oltre 3.600 professionisti della sanità trevigiana certificati dalla Regione pochi giorni fa. Il direttore generale dell’Ulss 2 Francesco Benazzi ieri ha incontrato i sindacati per discutere le conseguenze che i provvedimenti di allontanamento (le prime 180 lettere di “ultimatum” partiranno domani) avranno sulla tenuta di ospedali, case di riposo, ambulatori territoriali. La situazione è quanto mai delicata.

Dall’Ulss 2 sarebbe stata presa in esame la proposta di derogare alla norma nazionale sull’obbligo vaccinale, effettuando un doppio tampone agli operatori non immunizzati, così da scongiurare l’interruzione di pubblico servizio che andrebbe a bloccare attività assistenziali urgenti.

«Abbiamo solo avanzato delle ipotesi e sondato le posizioni dei sindacati. La norma è la norma, abbiamo solo tastato il terreno» ci tiene a precisare il dg Benazzi «abbiamo chiesto ai sindacati cosa avrebbero fatto loro con le sospensioni del personale nei casi di interruzione di pubblico servizio. Tra le ipotesi avanzate il doppio tampone e i dpi (tute anti-contagio) per tenere al lavoro i non vaccinati. Al contempo, ci è stato ribadito l’assoluto rifiuto a far rientrare dalle ferie personale di rimpiazzo. Abbiamo solo accolto le loro aspettative e le porteremo al tavolo regionale».

Risultato: una spaccatura sindacale, tanti dubbi, una sensazione di stallo e l’esultanza dei No vax. Tra i dubbi sollevati dalle rappresentanze dei lavoratori, la fattibilità di emendare una norma nazionale per bypassare le carenze di personale causate dalle sospensioni.

SINDACATI E REAZIONI

Scettica la Cgil di Treviso. «Il direttore della sanità veneta Flor ha detto che la norma sull’obbligo vaccinale non è emendabile e noi diciamo all’Ulss 2 che non è possibile richiamare in servizio il personale vaccinato per colmare i vuoti denunciati da tempo. Se l’azienda sanitaria non riuscirà a garantire tutti i servizi dovrà assumersi la responsabilità di spiegarne la chiusura ai cittadini» dice Marta Casarin, segretaria generale Fp Cgil. Possibilista la Cisl di Treviso tramite il segretario Mario De Boni: «Fatto salvo il personale non vaccinato che si può ricollocare, abbiamo detto no all’ipotesi di chiedere ai lavoratori di rientrare o rinunciare alle ferie. Benissimo il senso del dovere, la proposta è stata collochiamo al lavoro anche i non vaccinati, fatto salvo che dovrà fare tampone giornaliero e usare apposite protezioni. In assenza di alternative, siamo pronti a valutare questa strada».

A margine arrivano anche le considerazioni di Samanta Grossi, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche (Opi) di Treviso. «La situazione è davvero molto critica, noi siamo contrari alle deroghe come strategia organizzativa. Mi auguro che le Ulss siano compatte, così come sono stati gli Ordini, e che la Regione investa le risorse necessarie. Non si può più viaggiare al minimo di personale e con il minimo delle risorse, non può ricadere tutto sulle spalle del personale vaccinato per compensare gli organici non immunizzati».Valentina Calzavara

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