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Finta assicuratrice intasca 600mila euro. Maxi-truffa nella Marca, chiesto il rinvio a giudizio

Katia Spadetto

Una trentina i clienti raggirati tra Vittoriese, Coneglianese e Quartier del Piave dal 2015 al 2018. Katia Spadetto, secondo la Procura, avrebbe anche minacciato alcuni autori dei versamenti

VITTORIO VENETO. L’’agenzia di assicurazione era fittizia. Le polizze? False. Ma la donna prometteva alti interessi , e in poco tempo: rilasciava ricevute, moduli e contratti su carta intestata, con timbri di agenzie assicuratrici inesistenti, o di altre attive ma non abilitate ad operare su quella tipologia di polizze vita.Un sistema con cui ha raccolto poco meno di 600 mila euro, truffando una trentina di clienti fra Vittoriese e Quartier del Piave, pedemontana del Grappa e Coneglianese.

Adesso la Procura della repubblica di Treviso la vuole processare per truffa e minacce (due vittime, che chiedevano i loro soldi indietro, erano state bersagli di frasi che mettevano in pericolo l’incolumità fisica): è Katia Spadetto, 54 anni, nata in Svizzera ma residente a Revine Lago, in passato attiva in politica e nell’associazionismo sportivo.

La richiesta di rinvio a giudizio è firmata dal pm Davide Romanelli: sul processo deciderà il 16 settembre il gip Piera De Stefani.

Le indagini erano scattate dopo le denunce in serie dei clienti, e gli accertamenti condotti dai carabinieri di Cison. Questi avevano presto appurato come la donna facesse sottoscrivere contratti per la Kanto, senza però averne titolo. La ditta individuale con partite Iva non era infatti iscritta nell’albo dell’Ivass, l’organismo che vigila sull’operato della compagnie. Non solo: la donna aveva agito in tutto il Nordest.

La finta assicuratrice, per l’accusa, non esitava ad attirare clienti promettendo «interessi favorevoli a breve scadenza», fino al raddoppio del capitale versato. La Procura contesta alla Spadetto la truffa per l’essersi presentata come titolare della fittizia ditta assicuratrice Kanto, con sede in Revine nella sua abitazione. E fittizie erano le polizze fatte sottoscrivere: carta straccia. Ma i clienti avevano versato decine e decine di migliaia di euro, dal 2015 al 2018.

Una delle vittime aveva versato 100 mila euro, altre 50 mila, molte dai 25 ai 30 mila, altri premi minori. In tutto un tesoretto illecito che oscilla fra i 500 mila e i 600 mila euro.

Alcuni clienti si erano rivolti all’avvocato Maria Bruschi, esperta di diritto bancario e assicurativo, già legale di fiducia di centinaia di risparmiatori truffati dal crac delle popolari venete. E in diversi casi Spadetto aver restituito parte (minima) delle somme versate.

La Procura contesta a Spadetto anche le aggravanti di aver profittato dell’età e dell’età e all’esperienza finanziaria (di fatto nulla o scarsa) di molte delle vittime. E in alcuni casi di aver provocato danni di rilevante gravità finanziaria alle famiglie truffate. Infine, Spadetto avrebbe abusato del suo titolo, essendo iscritta al registro unico degli intermediari assicurativi fino al 15 maggio 2019.

Eloquenti infine anche la fresi che lo costano la richiesta di imputazione per minacce. A una donna la Spadetto avrebbe detto: «Quando sei in giro guardati bene le spalle ricordati che hai due figli e qualche conoscenza ce l’ho». A un uomo avrebbe dichiarato: «So dove lavora tuo figlio e le targhe delle auto che usa, stai bene attento a come si muove. Ho conoscenza in politica, vi rovino con il vostro lavoro».A.P.

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