«Io obbedivo solo agli ordini Mai fatto nulla contro la legge»

La responsabile del centro di cottura per la Ep si difende davanti al giudice «Mi sono rifiutata di cambiare le bolle a testimonianza della mia buona fede» 

/ oderzo

«Mi sono sempre e solo attenuta alle disposizioni dei miei superiori. Non ho mai pensato che andare al risparmio significasse commettere il reato di frode e quando avevo la percezione che qualcosa non andasse bene mi rifiutavo di farla».


È questa, in sintesi, la linea difensiva di Ketty Bandiera, 45 anni di Oderzo, responsabile d’area e del centro cottura di Motta per la Ep spa, ai domiciliari da giovedì scorso per una presunta frode nelle forniture dei pasti ad alcune scuole primarie, tra cui quelle dei Comuni di Cimadolmo, San Polo di Piave e Motta di Livenza. La donna, difesa dall’avvocato Barnaba Battistella, ha risposto ieri a tutte le domande del giudice delle indagini preliminari Piera De Stefani, che ha interrogato la donna per rogatoria per conto del gip di Udine che ha emesso le misure cautelari. L’indagine è, infatti, partita dai carabinieri del Nas del capoluogo friulano, dopo una serie di segnalazioni ricevute da alcuni Comuni della provincia di Udine.

Con lei ai domiciliari i vertici della Ep spa, un’azienda con sede legale a Roma e operativa a Napoli, che ha in appalto la ristorazione scolastica e la fornitura di pasti a domicilio in diverse scuole primarie e Comuni del Nordest tra i quali anche i tre Comuni nella Marca.

La presenza di corpi estranei nei pasti, le scarse quantità delle porzioni, la mancata corrispondenza a quanto previsto dai menù, le temperature di trasporto non idonee e i tempi di consegna non corrispondenti a quanto contrattualmente previsto sono soltanto alcuni dei maggiori disservizi contestati all’azienda di cui Bandiera era dipendente. «Il fatto che se c’era qualcosa che non andava mi rifiutavo di farlo - ha sostenuto ieri Bandiera davanti al gip - è testimoniato dall’intercettazione in cui mi sono rifiutata di cambiare una bolla. Io ero una semplice dipendente e semmai mi attenevo alle direttive di Vaccariello».

Massimo Vaccariello, 57 anni di Volla, è un altro dei quattro indagati finiti ai domiciliari assieme a Pasquale Esposito, 73 anni di Napoli, e ad Agostino Cascone, 33 anni di Sant’Antonio Abate .

Le indagini sono state condotte con diverse ispezioni svolte nei centri cottura di Ruda (Udine), Tarcento (Udine), Motta di LIvenza e nelle mense delle scuole primarie. I militari dell’Arma dei Nas hanno analizzato anche i documenti di gara e delle forniture delle derrate alimentari. Un contributo è stato fornito soprattutto dalle commissioni mensa dei genitori attraverso il monitoraggio del servizio. L’attività investigativa ha portato gli inquirenti a contestare la continua e pressoché generalizzata violazione delle clausole di appalto relative ad aspetti essenziali dei servizi affidati.

Pesantissima l’accusa contestata: frode nelle pubbliche forniture, nella forma aggravata avendo come oggetto sostanze alimentari, commesso in danno di una decina di Comuni, tra i quali anche il capoluogo friulano di Udine, che avevano affidato in appalto i servizi di ristorazione scolastica e di fornitura di pasti a domicilio alla Ep. —

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