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A Conegliano parroci contro il Prosecco: «Ora si pensa solo al reddito»

Don Maurizio Dassiè: «Le mamme piangono da me, avvelenate dai loro figli». Zanoni (Pd) rilancia la protesta letta nelle omelie: «Zaia ne tenga conto»

CONEGLIANO. «I pesticidi stanno spaccando letteralmente le famiglie. I padri e i figli più grandi che pensano solo all’irrorazione, le mamme che vengono da noi preti a piangere, perché li facciamo smettere. Ci avvelenano, protestano…»: don Maurizio Dassie è parroco di Miane ed è uno dei sacerdoti che ha firmato la lettera sul Prosecco ("ma anche sugli altri vini").

Lettera stampata nei fogli parrocchiali distribuiti alle messe domenicali e che i sacerdoti stessi hanno sintetizzato nelle loro omelie. Una mobilitazione senza precedenti, che ha suscitato un’impressione enorme, non solo nella Chiesa (la rilancerà la Pastorale sociale e del lavoro). E che sta raccogliendo reazioni anche nel mondo politico.

«Ancora una volta i parroci lanciano l’allarme sulle conseguenze della proliferazione indiscriminata del Prosecco. Zaia dovrebbe ascoltarli e agire: non c’è solo l’enorme tema ambientale, ma quello della tenuta delle comunità locali. In questi anni la Regione ha parlato molto di riconversione biologica e sostenibilità, ma in concreto ha fatto ben poco» è stata la reazione di Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico, riprendendo le preoccupazioni dell’Unità pastorale dell’Abbazia.

I parroci che firmano con tanto di nome e cognome - don Adriano Sant, di Cison e Tovena. don Gianpietro Zago, di Valmareno, padre Francesco Rigobello, di Follina, padre Michele Stocco, collaboratore di Follina, don Maurizio Dassie di Combai, Farrò, Miane, e i diaconi Costantino Cusinato di Follina e Gino Poletta di Valmareno – partono dalla vicenda giudiziaria del vigneto di Premaor. «Cogliamo l’occasione per esprimere la nostra vicinanza alle famiglia di Premaor e a tutte le famiglie che vivono situazioni di paura, disagio e sofferenza, rese ancor più tristi dall’indifferenza».

«Le nostre comunità stanno al territorio come un feto sta al grembo della madre, ma sono le relazioni di buon vicinato, fatte di rispetto, di solidarietà e di attenzione agli altri, a tutti gli altri, che – scrivono i preti - vediamo minacciate da atteggiamenti e comportamenti irresponsabili di molte persone. Non solo irresponsabili ma privi di umanità».

Dicono di avvertire anche un crescere costante di indifferenza e qualunquismo morale verso la sofferenza, i disagi, le paure «e i timori di tante persone causate da un uso talvolta incontrollato di fitofarmaci (pesticidi)». E a questo punto fanno un esame di coscienza ai reggitori delle Colline Unesco. Chiedono se i criteri di selezione delle linee guida operative per l’attuazione della Convenzione del Patrimonio Mondiale vengono davvero rispettati. Come dire che non basta promuovere convegni, passeggiate, sentieri: «A criterio V della convenzione è scritto: “Essere un esempio eccezionale di un insediamento umano tradizionale, dell’uso del suolo o dell’uso del mare che sia rappresentativo di una cultura (o di culture) o della interazione umana con l’ambiente, specialmente quando è diventato vulnerabile all’impatto di cambiamenti irreversibili”. Le persone e le comunità che abitano il nostro territorio sono un bene di altrettanto valore? O sono, forse, solo funzionali al reddito economico? La terra e i suoi abitanti sono valore sacro davanti a Dio. E ogni attentato alla terra e alle persone è, di fatto, un sacrilegio o delitto». FRANCESCO DAL MAS

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