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Sgarbi a gamba tesa sull’Ipa Terre Asolane. «Voto inaccettabile, meglio star fuori. Soli»

Vittorio Sgarbi nella gipsoteca canoviana di Possagno

Il presidente della Fondazione Canova: dirò a Zaia di non ripescarci in extremis, se non si capisce il valore dello scultore

ASOLO. «Chiamerò il governatore Zaia, come Fondazione Canova non vogliamo niente di diritto, se qui non capiscono l’importanza di Canova, ne prendiamo semplicemente atto, non abbiamo interesse a far parte di congreghe di persone che non vorrei arrivare a chiamare sfigati».

Non le mette giù piano, Vittorio Sgarbi. È un fiume in piena, sulla vicenda dell’Ipa Terre Asolane e Montegrappa, l’intesa programmatica d’area, la nuova associazione che dovrebbe radunare, per la promozione del territorio, ben 37 fra comuni, categorie, istituzioni e realtà sociali, ma che si è impantanata già nella fase di decollo e di approvazione dello statuto. C’è soltanto una presidente, Annalisa Rampin, ora a rischio perchè nel mirino di mezza Lega .

Fondazione Canova contava di avere un posto nel cda, fra i 4 riservati alle realtà del territorio (gli altri 7 sono appannaggio dei comuni e dei soci pubblici), in virtù del suo brand, e della centralità e del peso nel territorio, culla del Canova. Così non è stato, perché le categorie – da Confartigianato a Coldiretti, da Ascom a Cna – si sono letteralmente acchiappate le 4 poltrone.

E non si è infuriato solo Sgarbi: anche Ats, per i suoi investimenti milionari e per il ruolo operativo avuto nel progetto “Horizon” per portare acqua sul Grappa, contava su una poltrona…

E come se non bastasse, lo scontro fra le categorie e le associazioni è lo specchio della guerra fratricida fra comuni, che ha visto dilaniata la stessa Lega. Altissima tensione politica e associativa, territorio diviso anche fra i sindaci.

L’ultima proposta, ora al vaglio della Regione, e in particolare dell’ufficio legale, è quella di modificare lo statuto per far entrare di diritto in cdea la Fondazione Canova. Ma Sgarbi fa capire che questo ripescaggio a posteriori non gli piace affatto «Quello che è avvenuto è incomprensibile, inaccettabile, come se si potesse cancellare il Canova e il suo valore mondiale. Ora riprenderemo il dialogo con Bassano, forse hanno capito che non era il caso di organizzare mostre in concorrenza, e non entro nel merito del valore dell’esposizione. Ricordo che sono anche presidente del Mart di Rovereto, il primo museo di arte contemporanea d’Italia».

Ma il critico e deputato, nonché sindaco di Sutri (Viterbo), ne ha anche per l’Ipa. «Cosa sia quest’associazione l’ho capito quando mi è arrivato un documento, che si è rivelato essere, con mio enorme sconcerto, un testo sgrammaticato: ci avrò apportato non meno di 50 correzioni, sapete come sono fatto, non sopporto queste cose. Sarà per quello che ce l’hanno con me e con la Fondazione, e che non ci vogliono? Mah... Mi spiace per Asolo, che ha tutti i titoli per essere un’altra perla di questo territorio, sempre bellissima e suggestiva. Ma davvero , dai nidi di vipere è meglio stare distanti. E fare da soli».

ANDREA PASSERINI

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