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Senza vaccinazione quasi 4 mila sanitari trevigiani L’Ordine dei medici convoca Szumski

Categorie professionali in rivolta: «Situazione inaccettabile» Gorini: «Chi contagia un paziente paghi di tasca propria»

TREVISO. Finora hanno rifiutato la vaccinazione contro il Covid e ignorato i numerosi appelli a mettersi in regola. Sono quasi 4 mila (3.695) i sanitari dell’Ulss 2 che non hanno aderito all’immunizzazione. Il dato è aggiornato al 13 luglio, le loro posizioni sono al vaglio della commissione valutatrice dell’azienda sanitaria trevigiana, più volte sollecitata dagli Ordini professionali ad accelerare con le sospensioni del personale no vax.

L’IRA DEGLI ORDINI

«Non ho più parole, l’obbligo vaccinale è stato introdotto ad aprile, sono passati tre mesi e ancora nulla è accaduto. Un ritardo ingiustificabile, perché mette a repentaglio la salute dei pazienti» dice Samanta Grossi, responsabile dell’Ordine delle professioni infermieristiche (Opi) di Treviso. «Invitiamo i colleghi a mettersi in regola con la vaccinazione e attendiamo che l’azienda sanitaria ci fornisca gli elenchi dei colleghi che deliberatamente hanno rifiutato l’inoculazione. Al momento non è stata fornita una data, restiamo in attesa» aggiunge il dottor Luigino Guarini, presidente dell’Ordine dei Medici della Marca.

«Bisognerebbe far decadere l’obbligo della privacy per evitare che la burocrazia diventi l’alibi per chi non si è vaccinato senza una giusta causa. Non si capisce perché, quando si prenota un albergo, nessuno si lamenta se gli viene chiesta il documento d’identità, mentre nel caso della vaccinazione ci sono mille ostacoli» riporta in tono provocatorio Brunello Gorini, segretario dei medici di famiglia Fimmg. «Ad un certo punto bisognerebbe togliere ai sanitari No vax la copertura assicurativa: se uno di loro contagia pazienti e colleghi dovrebbe pagare di tasca sua il danno» rilancia Gorini.

IL CASO SZUMSKI

In attesa dei responsi da parte dell’Ulss e, per singole situazioni che travalicano l’obbligo della profilassi, si starebbero già muovendo gli Ordini di categoria. Il dottor Riccardo Szumski, medico di famiglia e sindaco di Santa Lucia di Piave, sarebbe stato convocato nei giorni scorsi dall’Ordine dei Medici di Treviso. Un’audizione in cui sarebbe stato chiamato a spiegare l’utilizzo delle terapie domiciliari contro il Covid che sono diventate il suo cavallo di battaglia, con un seguito enorme tra i pazienti e sul web, poi sfociato in una serie di manifestazioni free vax e no mask a Conegliano e a Milano. Dall’Ordine dei medici di Treviso non trapela nulla. «Audizione con il presidente dell’Ordine? Sono notizie riservate, non dico nulla» risponde Szumski, difendendo il proprio operato. Nella prassi, la procedura di audizione rappresenta soltanto il primo passaggio per l’eventuale apertura di un procedimento disciplinare. Nelle scorse settimane, l’attività del dottor Szumski era finita sotto la lente dell’Ulss di Marca, con il direttore generale Francesco Benazzi che lo aveva invitato a colloquio.

LA DIFESA

«Io non sono No vax e ritengo di aver operato sempre secondo scienza e coscienza» precisa Szumski. E le cure domiciliari contro il coronavirus, che avrebbero portato all’intervento dell’Ordine? «Non faccio polemiche, in medicina non esista il vangelo. I miei pazienti non scappano per andare da altri medici, ho tanti attestati di stima. Non ho mai parlato di cura per il Covid ma delle problematiche che possono portare ai gravi danni del Covid».  

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