Confartigianato contro Savno «Sulla Tari richieste ignorate»

Il presidente del mandamento di Oderzo, Armando Sartori, se la prende con i sindaci membri del consiglio di bacino: «Persa l’occasione, faremo ricorso»

oderzo

Sul tema delle tariffe dei rifiuti Savno e i sindaci del consiglio di bacino tirano dritto e Confartiginato non ci sta. Sartori sfodera l’ascia di guerra: «Faremo ricorso nelle sedi opportune». I 44 sindaci del Consiglio di Bacino si sono riuniti a fine giugno per deliberare in ordine alle modifiche dei regolamenti Tari e delle relative tariffe e ridefinire i piani economici finanziari. Secondo Confartigianato Oderzo, Vittorio Veneto e Conegliano era l’occasione per ridiscutere la tariffa rifiuti non domestici, in aiuto alle imprese del territorio. Quella dell’organizzazione di rappresentanza degli artigiani è una battaglia iniziata già nel 2015: nel mirino il sistema tariffario che prevede il pagamento dei rifiuti sulla superficie totale delle imprese e non su quanta spazzatura effettivamente prodotta nelle aree.


«Un’opportunità che non è stata colta dai primi cittadini che hanno rimandato una decisione che in questo periodo storico può essere vitale» attacca Armando Sartori presidente del mandamento di Oderzo. Circa una settimana prima della votazione, i sindaci avevano ricevuto da Confartigianato una lettera a cui era stata allegata il disegno legge del 3 settembre 2020 che mette in luce alcuni chiarimenti legati alle problematiche annesse alla Tari. Nel disegno viene infatti specificato che le attività produttive generano sia rifiuti urbani sia speciali, le superfici dove avvengono le lavorazioni, compresi i magazzini di materie prime, merci e prodotti finiti sono escluse dalla Tari a differenza delle superfici dove effettivamente si producono rifiuti urbani come ad esempio mense ed uffici. «Al momento hanno rimandato la decisione, i primi cittadini devono capire che hanno in mano loro il potere decisionale e e non Savno. Sono loro che devono decidere se cambiare le tariffe o no», ha sottolineato Sartori «Si tratta di una tassa mascherata da tariffa alcune attività producono rifiuti anche non urbani e dunque non conferibili a Savno, per il ritiro devono affidarsi a ditte specializzate: rottami ferrosi, vernici, oli esausti, scarti di lavorazione, quindi oltre ai costi applicati da Savno si aggiungono altri costi di smaltimento. Il risultato è che pagano due volte. Da anni chiediamo di poter mettere fine a questa ingiustizia».

Per questo Confartiginato non si fermerà: «Faremo ricorso nelle sedi opportune, a partire dal Tar, abbiamo tempo fino alla fine di settembre», ha proseguito Sartori, «il Consiglio di bacino è l’organo superiore, da chi è composto? Dai sindaci. Ci rendiamo conto che la risoluzione di questo problema non è semplice di attuazione. Qualcuno potrebbe pensare che togliendo i mq bisognerà aumentare le tariffe, ma noi siamo convinti che nel territorio via sia da parte di alcune categorie elusione. Per questo bisognerebbe mappare le attività e probabilmente si giungerà al risultato che non sono necessari degli aumenti, se a pagare sono tutti e non i soliti noti». —





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