Mense scolastiche: pasti scarsi e scadenti, quattro arresti

Ai domiciliari anche un’opitergina di 45 anni coinvolta nell’indagine per frode negli appalti delle mense delle scuole primarie

ODERZO. La presenza di corpi estranei nei pasti, le scarse quantità delle porzioni, la mancata corrispondenza a quanto previsto dai menù, le temperature di trasporto non idonee e i tempi di consegna non corrispondenti a quanto contrattualmente previsto. Sono soltanto alcuni dei maggiori disservizi contestati a un’azienda, la Ep spa con sede legale a Roma e operativa a Napoli, che aveva in appalto la ristorazione scolastica e di fornitura di pasti a domicilio in diverse scuole primarie e comuni del Nordest tra i quali, in provincia di Treviso, quelli di Cimadolmo, San Polo di Piave e Motta di Livenza.

Le segnalazioni avanzate nell’autunno 2020 dalle commissioni mensa dei rappresentanti dei genitori ha portato i carabinieri del Nas (Nuclei antisofisticazioni e sanità) di Udine e Treviso a indagare sui disservizi denunciati sfociati, all’alba di ieri, in un blitz che ha portato agli arresti domiciliari quattro persone e all’iscrizione nel registro degli indagati di altre cinque. Tra loro ai domiciliari anche una donna di Oderzo, Ketty Bandiera, 45 anni, nata a Motta, responsabile d’area e del centro cottura di Motta per la Ep spa. Arresti domiciliari anche per i vertici della società: Pasquale Esposito, 73 anni di Napoli, Massimo Vaccariello, 57 anni di Volla (Napoli), e Agostino Cascone, 33 anni di Sant’Antonio Abate (Napoli). Obbligo di dimora per R. R. , 53 anni di Molfetta (Bari). La lista è completata da altri cinque indagati e 22 perquisizioni.

Le indagini sono state condotte con diverse ispezioni svolte nei centri cottura di Ruda (Udine), Tarcento (Udine), Motta di Livenza e nelle mense delle scuole primarie. I militari dell’Arma dei Nas hanno analizzato anche i documenti di gara e delle forniture delle derrate alimentari. Un contributo è stato fornito soprattutto dalle commissioni mensa dei genitori attraverso il monitoraggio del servizio. L’attività investigativa ha portato gli inquirenti a contestare la continua e pressoché generalizzata violazione delle clausole di appalto relative ad aspetti essenziali dei servizi affidati. Pesantissima l’accusa contestata: frode nelle pubbliche forniture, nella forma aggravata (si rischia, ipoteticamente, fino a 8 anni di reclusione) avendo come oggetto sostanze alimentari, commesso in danno di una decina di Comuni, tra i quali anche il capoluogo friulano di Udine, che avevano affidato in appalto i servizi di ristorazione scolastica e di fornitura di pasti a domicilio alla società interessata dalle indagini.

Tra gli indagati figurano i vertici della società la Ep spa e pure un amministratore pubblico, un funzionario pubblico e un libero professionista. La società per azioni è indagata anch’essa per la responsabilità civile dell’ente (art. 24 comma 1 del decreto legislativo 231/2001).

Ventidue i decreti di perquisizione emessi nei confronti dei destinatari delle misure cautelari, nonché di ulteriori persone che a vario titolo collaborano con la società di catering Ep che opera a livello nazionale (società per la quale lavorano i destinatari delle misure cautelari), delle sedi di quest’ultima società e di altre che operano nel settore del commercio all’ingrosso di generi alimentari, nonché degli uffici del Comune di Udine e di un libero professionista che collabora con un ente pubblico

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