Green Pass obbligatorio, a Treviso un coro di no: «Nessuno rispetterà altre restrizioni»

Capraro (Ascom-Confcommercio): «Penalizzati sempre e solo i locali pubblici». Imprese Unite: «È un ricatto, bisogna potenziare le vaccinazioni»

TREVISO. L’idea di un Green Pass obbligatorio per ristoranti, trasporti e altri ambiti della vita sociale sbatte contro un coro di «no». Ristoratori, albergatori ed esercenti trevigiani non vogliono sentir parlare di Green Pass né di zone rosse, e c’è chi teme - è il caso di Veneto Imprese Unite - che molti associati stavolta non rispetteranno eventuali restrizioni. Ascom-Confcommercio, ma anche il fronte più caldo di Imprese Unite, chiedono piuttosto il potenziamento della campagna vaccinale.

ristoranti e alberghi

Se il governo decidesse davvero di adottare il modello francese, esibire il Green Pass (doppia dose di vaccino o tampone negativo) diventerebbe obbligatorio per frequentare bar e ristoranti, musei, teatri e cinema, per salire su treni, aerei e autobus a lunga percorrenza, per andare in palestra o in discoteca. «La mia posizione? Assolutamente contrario» taglia corto Federico Capraro, presidente di Ascom-Confcommercio Treviso, «siamo il Paese che chiude i locali per limitare l’aumento dei contagi e poi fa i maxischermi per la finale della nazionale. E poi pensiamo di mettere il Green Pass per i ristoranti? No, non funziona così. Coerenza e responsabilità. Bisogna spingere, invece, sulla campagna di vaccinazione: se aumentano i vaccini diminuiscono i contagi. Basta pensare che la soluzione stia nel limitare le attività, e che i contagi si abbassino solo con i distanziamenti nei locali pubblici. Il virus si trasmette al ristorante ma non durante le feste per la nazionale?». E anche Dania Sartorato, presidente provinciale della Fipe (Federazione dei Pubblici Esercizi), lancia una provocazione: «Contraria al Green Pass obbligatorio. E se dev’essere, allora diventi obbligatorio anche al supermercato e nei centri commerciali».

rischio disobbedienza

Secco no all’ipotesi di un piano sul modello francese (ma pure greco, portoghese, austriaco...) da Andrea Penzo Aiello, presidente Veneto Imprese Unite, associazione che abbraccia diversi settori oltre la ristorazione: «Bloccare gli accessi ai luoghi pubblici è un ricatto a chi non si è vaccinato. Ma i ricatti non si fanno sulle spalle di imprenditori che si giocano la vita stessa, solo perché non si riesce a mettere in piedi una campagna vaccinale all’altezza delle aspettative». Penzo Aiello sostiene che il Green Pass obbligatorio possa essere un’idea per far ripartire la filiera dei grandi eventi e delle discoteche. Ma per bar e ristoranti davvero no: «Se diventerà obbligatorio, in molti decideranno di non rispettare le norme. E poi sento parlare anche di zone gialle. Ma non ce l’avevano detto fin dal primo giorno, che il vaccino più che ridurre i contagi avrebbe protetto dalla malattia? Le zone gialle, eventualmente, andrebbero decise in base ai ricoveri ospedalieri. L’unica strada che riteniamo percorribile è quella della vaccinazione a più persone possibile, alle quali non imporre, poi, alcun limite».

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