Disco, la rabbia dei gestori «Aperture o disobbedienza»

Per i locali da ballo mancano ancora regole chiare e una data certa per la ripresa Venerandi: «Indebitati e senza prospettive, siamo pronti a protestare in piazza»

Sospesi tra rabbia e disperazione, desiderio di scendere in piazza per protestare e speranzoso stato di attesa. Il tema della riapertura delle discoteche è finito in coda al capitolo riaperture e i gestori dei locali della Marca temono il peggio. Una decina i locali pronti a far ripartire le danze dal 10 luglio, data indicata dagli esperti del Cts. L’ultima parola spetta però al governo che sembra essere su posizioni attendiste, anche per sondare nel frattempo la pervasività della variante Delta.

E i titolari delle “disco” fremono, meditando di manifestazioni in piazza o aperture con “disobbedienza civile”, quindi senza rispetto del vademecum. «È e sarà molto dura» commenta Renzo Venerandi, “patron” tra le altre dell’Odissea di Spresiano e presidente del Silb-Confcommercio Treviso. «Da indiscrezioni ufficiose ci arriva notizia che verranno poste condizioni molto restrittive: riduzione della capienza c’è chi dice al 50 chi al 60%, distanziamento obbligatorio e poi in alternativa aver fatto il vaccino oppure essere guariti dal Covid 19 o ancora avere un tampone negativo entro le 24 ore. Ma come faremo se fanno di continuo feste private senza nessuna regola? Stiamo ancora aspettando una decisione ufficiale, aspetteremo di sapere prima di avviare proteste in piazza o riaperture in “disobbedienza civile”». Dopo due anni di chiusura, fatturato sceso allo zero e un debito con la banca per pagare le spese correnti (luce, acqua, gas, tasse rifiuti), Venerandi si toglie un sassolino dalla scarpa. «Sono quasi due anni che fanno feste private senza rispettare niente e non pagano nessuno, né tasse né Siae – denuncia – dove? Nelle ville, nei boschi, nei capannoni, nei vigneti. Appuntamenti mascherati da aperitivi che prevedono anche una festa con musica. Ne fanno in continuazione, le organizzano tramite i social, non fanno pubblicità cartacea e poi ci sono i raduni improvvisati. I giovani vogliono divertirsi, a loro non interessa il Covid. Noi segnaliamo queste situazioni, ma veniamo a saperlo tardi».


Insomma il tarlo che rode i gestori delle discoteche è questo: ma se i giovani possono andare a ballare senza rispettare nemmeno una regola, per quale motivo dovrebbero andarsele a cercare nei locali? «C’è anche il tracciamento da fare con la scheda da compilare all’ingresso, per noi raccogliere i dati e rappresenta un ulteriore costo».

Tanti costi e zero introiti per i locali che, nella nostra provincia, sarebbero pronti a riaprire subito le piste da ballo: Odissea di Spresiano, Melodi e Baita al Lago di Castelfranco, Casa di Caccia di Monastier, Diamantic di Gaiarine, Supersonic di San Biagio di Callalta, l’Havana in Fonderia aTreviso, La Pergola a Codognè.

«L’unica categoria che ha ricevuto questo trattamento “speciale” con mancanza di attenzione, di sostegni, di aiuti economici, di prospettive di ripartenza certe sono state le discoteche – aggiunge Venerandi – abbiamo subito ingentissimi danni (contratti sottoscritti e anticipi da pagare) dopo il lockdown del 16 agosto 2020. Abbiamo lavorato da ottobre per elaborare un protocollo scientifico sottoscritto da tre professori universitari di fama nazionale ed internazionale (Antonio Locascio, Pierluigi Lopalco e Matteo Bassetti) che potesse scongiurare qualsiasi rischio con la creazione di aree Covid free nei locali, senza peraltro ricevere riscontri. Abbiamo avuto il parere favorevole dal generale Figliuolo per vaccinare davanti ai nostri locali gratuitamente e a nostre spese ogni under 30. Ma questo non è valso a nulla».

L’unica certezza sono i debiti: «Ho debiti con le banche per 25mila euro – conclude – ho spostato mutui e chiesto prestiti per pagare le spese correnti. Con i tre locali facevo un fatturato di 6 milioni l’anno: andati a zero con qualche contributo dello Stato. Se le condizioni di riapertura saranno accettabili noi siamo pronti, altrimenti sarà una tragedia». —



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