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Bancarotta della “Vecchia Filanda”. Saranno processati Luciano e Nicola Brotto

Una parte del complesso industriale della vecchia filanda di Cornuda

A giudizio gli imprenditori che tentarono di rilanciare l’area storica di Cornuda. La società fallì su istanza del Comune che vantava 70mila euro di crediti per mancati pagamenti Ici

CORNUDA. Il caso legato al fallimento della “Vecchia Filanda srl”, la società immobiliare nata nel 2006 con l’ambizioso progetto di rilancio della storica area di Cornuda dove sorgono l’opificio e due magazzini, ha ora risvolti giudiziari.

I vertici della società, fallita il 29 dicembre 2017, su istanza presentata in tribunale proprio dal Comune di Cornuda che vantava cospicui crediti per mancato versamento di tasse comunali sugli immobili, sono stati tutti rinviati a giudizio. Il giudice delle udienze preliminari Piera De Stefani ha deciso che Luciano Brotto, 73 anni di Giavera (difeso dall’avvocato Valentino Cirri), il figlio Nicola Brotto, 48 anni di Crocetta (avvocato Italo Albanese), la mamma Giuseppe Conte, 96 anni di Montebelluna (avvocato Simone Guglielmin), e la liquidatrice della società (avvocato Simone Marian), saranno processati dai giudici del tribunale a partire dall’udienza fissata per l’8 marzo 2022.

Quattro le accuse rivolte a vario titolo agli imputati. Si va dalla contestazione del ritardo della richiesta di fallimento della società, che avrebbe così appesantito il passivo da poco più di centomila euro a fine 2008 ai quasi 700mila a dicembre 2016, alla bancarotta documentale per aver tenuto in modo irregolare e incompleto le scritture contabili. Contestati anche i reati di ricorso abusivo al credito per aver aperto un conto corrente ipotecario e aver chiesto una proroga dei finanziamenti alle banche, nonostante lo stato di insolvenza della società, e di bancarotta per distrazione per aver distratto tra il 2006 e il 2009 risorse finanziarie per oltre 300mila euro.

Erano stati appunto i Brotto, una famiglia di imprenditori molto noti in zona nel campo delle grappe e dei liquori, nel lontano 2006 a lanciare il progetto di recupero dell’area storica di Cornuda costituita da tre fabbricati, l’opificio e due magazzini, con una superficie complessiva superiore ai 17 mila metri quadrati. Un’area industriale tra via 30 Aprile e via Madonnetta che rappresenta un pezzo di storia di Cornuda. Costruita negli anni Ottanta dell’Ottocento, ora mostra le rughe profonde di abbandono e distruzione dopo il declino industriale.

A partire dal 2006 si era ipotizzato un piano di recupero, approvato dal consiglio comunale nel 2008: lì sarebbero dovuti sorgere un centro direzionale e appartamenti, su progetto dell’architetto Elvis de Rossi.

Un ambizioso piano della famiglia proprietaria Brotto, mai decollato. Ma fu proprio il Comune di Cornuda, che vantava crediti per circa 70mila euro per mancati pagamenti Ici, a chiedere e ottenere dal tribunale il 29 dicembre 2017 il fallimento della società immobiliare, che era in liquidazione. Come curatore fu nominato il commercialista Nicolò Ciani Bassetti. Ad aprile dell’anno prossimo il processo nel corso del quale gli imputati avranno modo di difendersi.

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