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Allarme nella Marca: «I centri Alzheimer a rischio chiusura»

Franceschini: regole anti Covid troppo rigide. Tanti volontari spaventati si sono tirati indietro, chiesto un incontro all’Ulss

TREVISO. I Centri di sollievo Alzheimer rischiano a settembre di non riaprire le porte, lasciando oltre 200 famiglie in grave difficoltà. A lanciare l’allarme è Alberto Franceschini, presidente del Centro di servizio per il volontariato di Treviso e Belluno, alla guida anche di Anteas, l’associazione che gestisce 15 dei 44 centri distribuiti in tutto il territorio provinciale. A rendere le cose difficili, spaventando e frenando i 500 volontari, sono le norme fissate qualche mese fa dall’Usl 2.

Il problema

«Si tratta di un documento varato in tempi di emergenza Covid con norme che andrebbero riviste ora che non siamo più in lockdown e i rischi sono diminuiti» precisa Franceschini, che cita alcune delle azioni obbligatorie secondo il regolamento da sottoscrivere: soprabiti esterni degli utenti chiusi dentro sacchetti di plastica, impossibilità di attuare attività ricreative condividendo oggetti tipo le carte da gioco o il pallone in grado di stimolare i riflessi e le capacità intellettive dei malati, rallentandone il decadimento. «Sono cose a cui non possiamo rinunciare poiché su di esse si basa il nostro lavoro». C’è poi l’obbligo di usare la mascherina e se per i volontari questo non è un problema lo diventa per un paziente affetto da Alzheimer, difficilmente governabile.

Le strutture

«Non capiamo questa rigidità visto che sia i malati sia i nostri volontari sono vaccinati» aggiunge il presidente, che sottolinea come i Centri sollievo non siano presidi sanitari ma strutture ricreativo-sociali simili ai centri anziani, nati per supportare le famiglie, che trovano così momenti e spazi per il recupero delle forze, mentre i loro congiunti possono interagire con altre persone e svolgere attività stimolanti. Nati qualche anno fa su progetto pilota di Anteas, Iris di Castelfanco e associazione Alzheimer di Riese Pio X, sono stati “adottati” dalla Regione che li finanzia e li ha estesi a tutto il Veneto. Per accedervi il malato deve ottenere la certificazione dai Centri disturbi cognitivi e demenze.

Il lavoro dei volontari

«I nostri volontari conoscono i sistemi di sanificazione, igienizzazione, prevenzione». E per approfondire la formazione, con l’intento di rassicurare chi lavora sul campo, Anteas in collaborazione con Iris ha appena concluso un ciclo di incontri a cui hanno partecipato oltre 500 persone, provenienti anche da altre associazioni impegnate sul campo. Il medico Claudio Beltramello si è prodigato a spiegare qual è la situazione attuale della pandemia e come difendersi, il medico di base Pierantonio Rossato ha approfondito la questione puntando l’attenzione sui rapporti con le famiglie, la geriatra Giovanna Cecchetto ha illustrato la condizione dei malati di Alzheimer in questo difficile periodo di isolamento e la psicologa Elena Bonato ha concluso illustrando le strategie per reagire alle difficoltà.

I timori

Ma tutto ciò non è bastato per convincere i volontari di fronte a un regolamento che per molti nasconde sentori di pericolo. C’è il rischio che gran parte si defili e, non firmando il patto di corresponsabilità con l’azienda socio-sanitaria. Convinto che questa eventualità metta in ginocchio le famiglie, il presidente Franceschini lancia un appello all’Ulss: «Discutiamone, riconsideriamo le regole, adattiamole al tempo presente affinché un servizio così prezioso non venga meno».

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