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Le cantine usano vino croato per il Rosé

Dal Bianco (Masottina): «Collaboriamo con l’estero, ma il passito non è Prosecco». Giavi (Consorzio): «La Ue fermi l’assalto»

CONEGLIANOIl “no” al Prošek croato è rotondo anche da parte di chi, fra i trevigiani, lavora con le aziende vinicole di Zagabria e dintorni. Da almeno 5 anni un’azienda del gruppo Masottina spumantizza vini che arrivano in cisterna dalla Croazia e li restituisce come Rosé. «È un prodotto molto buono, ma che non c’entra nulla col Prosecco – precisa Federico Dal Bianco, esponente di spicco della famiglia che produce le apprezzate bollicine di Ogliano - noi, ovviamente, abbiamo ottimi rapporti con i croati, ma saremmo assolutamente contrari alla loro richiesta di riconoscere il passito prodotto da altre aziende di quel Paese come Prošek».

Usiamo il condizionale perché fino a ieri non è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Commisione Ue la rivendicazione croata.

«Anzi, speriamo che la Commissione non la pubblichi nemmeno, perché dichiaratamente incompatibile con le norme sulle Denominazioni» mette le mani avanti Luca Giavi, direttore del Consorzio Prosecco Doc. Sarà però difficile che non accada. «I vini croati – attesta Dal Bianco – derivano da uve che non hanno nulla a che vedere con il glera e, quindi, sono di tutt’altra derivazione. Non dico, per questo, che non siano saporosi, anzi, crescono quasi in riva al mare. Però non possono vantare la nostra tradizione».

Bernardo Piazza, uno dei più grandi imbottigliatori di Prosecco, con un grosso centro di lavorazione a Susegana, è dello stesso parere. «Il Prosecco è veneto e friulano. Stop. Merito dell’allora ministro dell’agricoltura Luca Zaia che ha fissato i confini della denominazione, nel 2009, quando anche in Puglia si pretendeva di piantare glera. Attenzione, però: l’iniziativa croata – puntualizza Piazza – non è fine a se stessa. Rientra nella mobilitazione del governo di Zagabria e del mondo produttivo di quel Paese per rilanciare il comparto dell’enologia, sul quale sono in corso importanti investimenti anche statali».

Dal Bianco precisa che, in ogni caso, i vignaioli croati stanno ora producendo per il loro mercato interno. In futuro? La possibile espansione in Europa è da mettere in conto. Ecco perché da parte italiana c’è uno sbarramento di fuoco contro la rivendicazione croata. Quando gli europarlamentari Gianantonio Da Re e Alessandra Moretti torneranno a Bruxelles si insedieranno come sentinelle.

Così pure Paolo De Castro, coordinatore del Gruppo S&D alla commissione Agricoltura del Parlamento europeo, in una lettera inviata al commissario all’Agricoltura Ue, Janusz Wojciechowski, dopo l’avvio, da parte delle autorità croate, della procedura di riconoscimento della menzione tradizionale Prošek: «Non possiamo tollerare che la denominazione protetta Prosecco, una delle più emblematiche a livello Ue, diventi oggetto di imitazioni e abusi, in particolare nell’Unione europea».

In questi giorni, peraltro, sono scesi in campo, a difesa del nome Prosecco, anche quei produttori che vorrebbero cancellarlo dalle etichette, per sostituirlo con la sola denominazione “Conegliano Valdobbiadene”. Un tema sul quale è atteso il pronunciamento di Elvira Bortolomiol, non appena sarà eletta presidente del Consorzio Docg. Bortolomiol, in ogni caso, ha già ricevuto le congratulazioni per la nomina (non ancora avvenuta) da Marina Montedoro, presidente dell’Associazione Colline Unesco.

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