Infermiera aggredita nell’ambulatorio a San Fior: «Non ci sentiamo per niente tutelati»

Drusian (Snami):«Fatto gravissimo. Ci sono state anche minacce di morte». Il dg Benazzi (Ulss2): «Serve comprensione reciproca, periodo molto difficile»

SAN FIOR. Aggredita e minacciata di morte da un paziente, poco prima della chiusura dell’ambulatorio della medicina di gruppo (mgi) di San Fior. È accaduto mercoledì sera a un’infermiera in servizio nel polo riunito dei curanti di zona.

«L’assistito voleva un certificato di malattia che la dottoressa non ha ritenuto opportuno fare per mancanza dei requisiti. Non essendoci la collega, l’uomo se l’è presa con l’infermiera nel momento in cui ha ricevuto la notizia. Un fatto gravissimo» racconta Elisabetta Drusian, referente della mgi che raggruppa cinque camici bianchi, nonché rappresentante del sindacato Snami.

Dapprima l’uomo ha dato in escandescenze cercando cercato di strapparle di mano il foglio del triage, torcendole l’arto e stringendole il polso. Poi avrebbe esclamato al suo invito a smetterla: «Questo non è mettere le mani addosso, se ti avessi messo le mani addosso saresti morta». Il risultato della colluttazione per l’infermiera attaccata fisicamente e verbalmente è certificato dai referti del Pronto soccorso.

«Ha riportato una distorsione al polso e una contrattura del trapezio. Ieri mattina è andata di nuovo al Ps per le radiografie. Fortunatamente l’arto non è fratturato, ma ha dolori ed è decisamente provata» riporta Drusian. Un episodio che riaccende il tema della sicurezza negli ambulatori dei camici bianchi così come nelle corsie di ospedale e della continuità assistenziale, dove eventi del genere stanno aumentando. A stigmatizzare l’accaduto anche il direttore generale dell’Ulss di Marca Francesco Benazzi: «Dispiace, è una cosa senza senso, non è civile. Esprimo la mia vicinanza all’infermiera, un fatto da stigmatizzare. Il periodo è duro per tutti, c’è tanta insofferenza, faccio appello alla comprensione reciproca. Se il cittadino chiede, nei limiti dell’appropriatezza occorre essere elastici e dare risposte».

Di fatto sembra non esserci pace per la medicina di San Fior, al centro di un aspro scontro tra l’azienda sanitaria trevigiana, i sindaci e il sindacato. Il mese scorso l’ambulatorio è stato multato per una boccetta di farmaco di campionario conservata aperta e scaduta, una sanzione salatissima dopo una visita del Servizio Igiene e Sanità Pubblica dell’Ulss che durante il sopralluogo ha interpellato i Nas. «Normali controlli» ha spiegato l’azienda sanitaria, di «persecuzione» ha invece parlato la responsabile della medicina integrata.

L’appello dello Snami, per voce della dottoressa Drusian, è un invito all’autorità sanitaria a riconoscere il lavoro svolto dai medici di famiglia sul territorio. «Sicuramente stiamo vivendo un tempo difficile, dove medici e cittadini sono provati. Non attacchiamo nessuno ma chiediamo di essere tutelati come categoria sulle cui spalle si regge l’assistenza di prossimità». La carenza di professionisti e l’aumento dei massimali per i camici bianchi che restano sta portando il sistema delle cure al collasso. Conclude Drusian: «Abbiamo un carico enorme con i massimali portati da 1.500 a 1.800 pazienti. Siamo pieni di burocrazia e stiamo facendo i salti mortali. Gestiamo una mole enorme di assistiti, cerchiamo di farlo al meglio in tutto e per tutto, ma serve una programmazione seria che non ci lasci abbandonati a noi stessi». —

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