«La Marca? Uno zoo I selvatici scendono a valle per sete e caldo lungo il corso dei fiumi»

Parla Francesco Mezzavilla, laurea in Scienze biologiche  faunista ed ornitologo trevigiano tra i più accreditati  

L’INTERVISTA

«Perché sorprenderci? Che la Marca sia uno splendido zoo lo sappiamo da tempo. L'importante è essere coscienti di questa biodiversità e saperla rispettare». Lo dichiara Francesco Mezzavilla, laurea in Scienze biologiche, faunista ed ornitologo tra i più accreditati.


E' vero che i lockdown hanno incentivato la migrazione dei selvatici?

«E' vero sì. Loro si muovono soprattutto di notte. E per lungo tempo hanno potuto farlo indisturbati, animando silenziosamente il coprifuoco».

Come fanno ad arrivare anche a Treviso?

«Il Piave è un'autostrada. Il Sile quasi una superstrada. Lungo questi corridoi trovano acqua, una vegetazione che li protegge, dove possono riposare giorni».

Parliamo di caprioli, cervi, cinghiali e che cos'altro?

«Lo sciacallo dorato è arrivato anch'esso a Treviso; un esemplare è stato trovato morto nella campagna della periferia. Non lo si riscontra solo in Cansiglio, è stato intercettato anche a Vazzola. Le volpi sono ormai frequenti nel capoluogo; ne sono state recuperate, di morte, pochi giorni fa al casello sud dell'A27».

I più dannosi sono i cinghiali.

«Dopo aver devastato i pascoli della Pedemontana sono scesi ben oltre Treviso. Vanno perfino a nuotare nei corsi d'acqua».

Le alte temperature possono favorire le migrazioni?

«Sicuramente. I selvatici di notte si muovono, per alimentarsi fanno anche decine di chilometri. Il caldo e la fame possono stressarli, la presenza umana moltiplica questa condizione, ed ecco che alcuni, come storditi, finiscono sotto le auto. Con gravi conseguenze anche per gli automobilisti».

I vigneti sono ambienti protettivi?

«Lo erano di più i campi di mais, ma questi hanno una coltivazione ridotta. Attenzione, quando si parla di pesticidi, il problema non è solo per l'uomo, anche per gli animali, pure per i volatili»

Il Piave è l'autostrada dal Bellunese. Quelli che scendono dal Grappa quale direzione intraprendono?

«Trovano le sorgenti del Muson e si spingono, lungo questo torrente, fino nella Castellana. Poi raggiungono le sorgenti del Sile e da qui fino al mare».

I daini sono andati a prendere il sole sul litorale.

«Sono quelli della riserva della Brussa, probabilmente scappati da allevamenti privati. Ma in quell'area c'è un ricambio. Ultimamente spopolano i caprioli».

E' vero che è arrivato persino l'istrice?

«Sta emigrando dal Meridione. Risale la Penisola. E' un mammifero dall’aspetto bizzarro, schivo e guardingo, ancorché pacifico. Questo simpatico roditore vanta il maggior numero di aculei della sua specie. Gli esemplari non sono così diffusi, ma lo saranno in breve tempo. La Marca si sta dimostrando terra molto ospitale».

L'orso, prima di scomparire, è venuto a villeggiare sulle colline del Prosecco. Non si vede da tanto tempo.

«Si è eclissato, come anche la lince, ma sono sicuro che si farà rivedere. L'hanno rivisto sulle pendici pordenonesi del Cansiglio».

Ritiene che la ricognizione del fusone a Treviso possa ripetersi?

«Ripeto, non c'è da sorprendersi. L'importante, quando si incrociano questi animali, è di non rincorrerli, tanto meno di toccarli. Il cervo o il capriolo in città è già stressato di suo». —



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