L’Ulss di Treviso ha speso oltre 50 milioni per affrontare la pandemia

foto in ospedale senza autorizzazione

Il bilancio del 2020: oltre 270 le assunzioni effettuate fra medici e infermieri, ospedali riorganizzati

TREVISO. Assunzione di personale, potenziamento delle terapie intensive, attivazione degli ospedali di comunità, incremento delle attività di screening.

Nel corso del 2020 oltre 50 milioni di euro sono stati investiti dall’Ulss della Marca per potenziare queste attività e affrontare l’emergenza Covid. La fotografia “dell’anno del coronavirus” è riportata nell’ultimo bilancio dell’Ulss che dettaglia le spese straordinarie per rispondere all’epidemia locale.

In questo periodo – contraddistinto da ben due delle tre ondate pandemiche – sono state ricoverate nella nostra provincia 4.573 persone di cui 4.055 degenti negli ospedali di Treviso, Oderzo, Conegliano, Vittorio Veneto, Castelfranco e Montebelluna, mentre 518 sono state accolte nelle strutture private Oras di Motta, San Camillo di Treviso, Giovanni XXIII di Monastier e gli Irccs Medea di Conegliano e Pieve di Soligo.

IL PUNTO

«Stiamo predisponendo il bilancio che, nonostante il Covid, sarà in attivo. A giorni sarà pronto, abbiamo da rifinire delle cose», evidenzia il direttore generale dell’Ulss Francesco Benazzi allargando lo sguardo anche al 2021. Si replicherà dunque quanto già accaduto l’anno scorso. Nel 2020 l’azienda sanitaria trevigiana ha infatti realizzato un volume complessivo di affari pari a 1 miliardo e 700 milioni di euro, di cui 37 milioni per il sociale e la rimanenza per l’ambito sanitario. L’utile netto è stato di 136 milioni di euro. Le spese sanitarie per la pandemia si aggirano sui 52 milioni di euro, coperti in buona parte dai fondi statali “Arcuri” e dal decreto “Cura Italia”. Un impegno economico notevole, gestito tenendo i conti in ordine.

IL PERSONALE

Tra il 2019 e il 2020 balza all’occhio l’incremento di personale medico e paramedico nell’Ulss, da 6.107 a 6.379 professionisti per ruoli sanitari. Un aumento che ha consentito in particolare la creazione delle Unità speciali di continuità assistenziale (Usca). I team Usca sono stati formati assumendo con contratti a termine 130 professionisti per il monitoraggio a domicilio dei pazienti infettati e l’aiuto alle Rsa in caso di ricomparsa di focolai. A questi si aggiungono le assunzioni di contact tracer per il tracciamento del contagio, l’aumento del personale ai Covid Point e successivamente ai Vax Point.

LE INFRASTRUTTURE

Al Ca’ Foncello i lavori di allargamento delle rianimazioni Covid hanno portato a riconvertire l’ex day hospital oncologico in area con 12 letti di terapia intensiva Covid e l’ex Udie (Unità didattica infermieristica estensiva) in Pneumologia per pazienti semintensivi infettati. Stesso iter all’ospedale di Oderzo e in quello di Vittorio Veneto, quest’ultimo classificato Covid Hospital della provincia insieme al San Camillo di Treviso. Alla voce assistenza ospedaliera figurano 26 milioni di euro, spesi per i fabbricati, impianti e macchinari e automezzi. Altri 5,7 milioni sono andati nell’approvvigionamento di dispositivi con un aumento del 4% di acquisti di provette per le analisi in vitro. Oltre 21 milioni sono andati per le attività di prevenzione collettiva e di sanità pubblica, come il funzionamento dei Covid Point. Degno di nota il lavoro per attivare ospedali di comunità da adibire a reparti Covid per utenti a media intensità di cura. Sono state 7 le strutture coinvolte: Treviso, Ormelle, Vedelago, Vittorio Veneto, Conegliano, Castelfranco e l’ex Guicciardini di Valdobbiadene che ha visto riaprire l’ospedale dismesso. Valentina Calzavara

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