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Investimenti, Parco Sile senza un cent Il presidente: «Chiedo aiuto ai Comuni»

Pochi anni fa la Regione destinava 5 milioni per i 5 parchi veneti, ora 200 mila euro. «Puntiamo su bandi europei»

TREVISO. Il manifesto e l’allarme fondi. Il nuovo consiglio direttivo del Parco del Sile si presenta ed è già stritolato tra programmi e risorse. I primi ci sono, le seconde sono pressoché inesistenti. Il risultato è che senza l’aiuto dei Comuni, del volontariato e di contributi, l’ente continuerebbe a barcamenarsi sacrificando ampie fette della propria attività.

«Quest’anno avremo circa 30/40 mila euro per investimenti», spiega Arturo Pizzolon, confermato presidente da Zaia ad aprile. «Cinque o sei anni fa la Regione per i cinque parchi regionali distribuiva circa 10 milioni, divisi a metà tra spese d’investimento e di gestione. Quest’anno siamo arrivati a poco meno di 5 milioni per le spese correnti, mentre quella per investimenti è di 200mila euro».

L’ente non può nemmeno contrarre mutui, e non ha proprie entrate a bilancio, se non quelle, esigue, delle sanzioni. È facile intuire che in queste condizioni deve cambiare il paradigma. E allora è lo stesso ente che chiede aiuto ai sindaci: «Servirà il sostegno dei Comuni. Per esempio nella zona sud abbiamo avviato la sorveglianza nautica grazie ai sindaci. E poi le associazioni di volontariato, potrebbero occuparsi della gestione di piccoli tratti, sfalciando l’erba e eseguendo piccole manutenzioni», prosegue Pizzolon.

In questi anni i rapporti con i Comuni non sono sempre stati idilliaci, basti pensare alle diatribe sulla manutenzione del ponte del cimitero dei burci, o di quello subito adiacente in comune di Silea. Rapporti che dovranno necessariamente cambiare marcia se l’ente vorrà trovare del sostegno dai Comuni. Renzo Carraretto, primo cittadino di Casier, ha sottolineato come «sarà fondamentale la complicità dei Comuni, perché possono arrivare dove l’ente non può».

E poi c’è la partita dei fondi europei, da lì potranno arrivare i soldi per realizzare progetti specifici. Ma il Parco del Sile oltre alla scarsità di risorse – nonostante Zaia con la nomina dei nuovi consigli direttivi abbia ribadito che «il patrimonio naturale ha un posto di assoluto rilievo nelle politiche territoriali di tutela e di promo-valorizzazione», – è a corto pure di personale. La pianta organica recita 14 dipendenti, ma a Villa Letizia si è fermi a sette da tempo, ed è ancora vacante il posto di direttore.

Le idee per il futuro del Parco nel consiglio direttivo però non mancano. Cristina Andretta, sindaco di Vedelago è la vicepresidente, e avrà una delega specifica alla promozione e all’educazione ambientale; Walter Frandoli, ai piani speciali; Giuseppe Romano, ex presidente del Consorzio Piave, si occuperà delle attività produttive; Renzo Carraretto invece dovrà lavorare al nuovo Piano Ambientale.

«Va rifatto, ormai è vecchio di 20 anni», annuncia Pizzolon. Ed insieme ad esso si riordineranno gli allevamenti ittici e gli ormeggi. Per entrambi non mancano le richieste.

Come si sono già fatti avanti alcuni imprenditori agricoli che vorrebbero realizzare delle produzioni all’interno del parco: «Si tratta però di definire delle modalità rispettose dell’ambiente. Non abbiamo le forze e le risorse per redigere un nostro disciplinare, ma possiamo ancorarlo ad altri. C’è grande interesse da parte dell’agricoltura, per poter utilizzare il Parco del Sile come marchio per produzioni biologiche», prosegue il presidente. E ancora segnaletica nella Greenway, promozione, realizzare un centro visite, completare il collegamento con via Corner.

«Solo per iniziare a fare ciò che vorremmo oggi ci servirebbero due milioni», puntualizza Pizzolon. Ma al momento di soldi al momento non ce ne sono.—

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