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Il Piave, quella spiaggia a pochi passi tra park selvaggi, rave e paura

I rilievi dei carabinieri accanto al lettino da sole di Elisa Campeol

A Moriago la storia sembrava far da sentinella contro l’assalto degli incivili.  «Ma quello che è accaduto è angosciante. E certe volte servirebbe la polizia»

MORIAGO DELLA BATTAGLIALe spiagge dei poveri che si trasformano, troppo spesso, in luoghi della movida più dissennata, quando non addirittura della morte. Da Segusino a San Biagio di Callalta, passando per Covolo, l’Isola dei Morti, Pedrè di Falzè, Ponte della Priula, Lovadina, Ponte di Piave.

«La situazione è ormai ingestibile», afferma Fabio Botton, che con un gruppi di amici della parrocchia di Falzè sta organizzando un finesettimana di festa “TeNpesta alla Piave” per raccogliere risorse da destinare ad interventi di sicurezza e pulizia della spiaggia, assaltata, a volte, da orde di incivili.

Ma l’Isola dei Morti proprio no. Non poteva essere proprio questo il luogo di tanta ferocia dopo la carneficina di più di cento anni fa.

La storia sacra

Lascia l’auto nel parcheggio a pochi metri dall’ingresso sbarrato. Metti il primo piede sul viale che introduce alla zona monumentale e trattieni il respiro: hai subito la sensazione di calpestare una zona sacra. Cammini per 10 minuti circa ed ecco il sacrario, il monumento, i cannoni che ti guardano. E, davanti a te, la tabella che indica il Piave. Il sentiero si fa stretto, altri 10 minuti e arrivi su una sassaia, il letto del Piave che si riempie solo quando arriva la brentana.

Attraversi e dopo una larga spiaggia di sassi sei in riva alle splendide, trasparentissime, dolci acque del fiume. È qui, probabilmente al riparo di qualche cespuglio che Elisa si è distesa al sole. Di martedì la Piave ha scarsa frequentazione, di più forse il lunedì, poi aumenta verso il fine settimana, quando, per parcheggiare devi camminare anche un chilometro.

Parcheggi selvaggi

«È angosciante quanto è accaduto – ammette Botton, la sentinella della Piave a Falzè -. Noi abbiamo organizzato un parco attrezzato alle spalle della spiaggia, ma di anno in anno le presenze aumentano a dismisura, fino ad esplodere e a diventare ingovernabili. Ci vorrebbe l’intervento, in certi fine settimana, delle forze dell’ordine. I comportamenti sono sempre più incivili: ti lasciano ogni tipo di rifiuti, la musica è sparata alle stelle, non mancano gli schiamazzi, le urla, tante volte le baruffe».

Tra l’Isola dei Morti e Falzè ci sono le Fontane Bianche, impareggiabile riserva naturalistica che lambisce anch’essa la Piave. «Solo il numero chiuso, in questo caso, potrebbe garantire il rispetto dell’area», afferma Botton. Da Segusino in giù è tutta una spiaggia. A Segusino, appunto, le auto vengono parcheggiate perfino lungo la strada provinciale.

Ombrelloni, materassini, borse termiche e crema sono gli ingredienti “Ae Barche”, il parco ricreativo-ambientale sul Piave a Covolo di Pederobba, dall’altra parte di Vidor. I parcheggi selvaggi fanno incavolare i residenti, impediti addirittura di uscire dalle loro case. I più giovani si divertono con i loro tuffi spericolati nelle buche d’acqua. Anche in questo caso ci sono i volontari ma talvolta vengono dileggiati.

Marco Turato, il sindaco di Pederobba, pensa a specifiche regolamentazioni. «Ogni accesso al Piave è sfruttato per entrare e stendersi al sole, ma bisogna farlo con precauzione», ammonisce Vincenza Scarpa, sindaco di Susegana, nonché medico.

Serve precauzione

«Nel territorio comunale abbiamo installato numerosi divieti di balneazione, perché la qualità dell’acqua non è garantita e soprattutto si presentano all’improvviso, delle buche profonde con dei vortici, ma – afferma il sindaco – purtroppo nessuno riesce a fermare il popolo della balneazione». Scarpa rilancia una raccomandazione: «Spesso si scelgono angoli isolati, riparati dalla vegetazione, magari per catturare il sole integralmente. E' saggio non farlo per motivi di sicurezza».

Nonostante la possibilità di fiondarsi al mare, in molti a San Biagio di Callalta, si riverseranno sul greto del Piave, dove vengono organizzate feste e rave party. Così pure a Zenson, Ponte di Piave e Breda. Recentemente, dopo le esondazioni seguite alla tempesta Vaia, ci sono stati disboscamenti molto ampi e si sono creati altri siti da spiaggia, dal medio Piave in giù. Ma la vigilanza, per tanti motivi, non è operativa, se non nei luoghi di consolidata frequentazione. 

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