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Omicidio sul Piave, l’omicida: il ragazzo “strano” e quella voce «Sento che devo fare del male»

Sei mesi fa un episodio di autolesionismo, era seguito dal Centro di Salute mentale Il lavoro in un’azienda di Follina, la passione per i suoi gatti e per la mountain bike

VALDOBBIADENE. «Ho appena ucciso una donna. Ecco il coltello. Arrestatemi». Sono le 13.05 quando Fabrizio Biscaro, si presenta alla porta della stazione dei carabinieri di Valdobbiadene. In caserma, la notizia dell’omicidio è arrivata da poco meno di mezz’ora, quando ancora non si aveva nemmeno una vaga descrizione dell’omicida. Biscaro aveva i vestiti sporchi del sangue di Elisa Campeol.

Una maglietta e un paio di jeans. Con sè uno zainetto, all’interno del quale aveva riposto il coltello da cucina con il sangue rappreso sulla lama da 15 centimetri. Era in stato confusionale.

Il resto è cronaca di un dramma che si è consumato in una giornata di sole come le altre. Quando è uscito dalla caserma, dopo diverse ore, aveva l’aria spaesata. «Non conoscevo la vittima», avrebbe detto, «sentivo che dovevo fare del male a qualcuno».

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Fabrizio Biscaro abita da sempre in via Posmon, con la mamma Tatiana, casalinga, e il papà Mario. Ha anche una sorella, Margot. Una via appartata, adagiata sotto ai vigneti. Le porte rimangono sempre aperte, nei cortili interni la sera ci si siede su una sedia e si fa qualche chiacchiera, del più e del meno. I vicini lo descrivono come un tipo tranquillo.

«Lo vedevo entrare e uscire» racconta la vicina di casa, che ieri non capiva dove fosse andata a finire la famiglia e quando ha scoperto cos’era successo, le ha preso un malore. «Spesso si dà da fare con le piante nell’orto». Oltre la casa, prima della strada, infatti, c’è un recinto con fiori e frutta, scaffali e oggetti del mestiere, che evidentemente Fabrizio, sapeva maneggiare.

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Dipendente da poco di una ditta, la Dhe di Follina che produce componenti per impianti di riscaldamento, chi lo conosce un po’ meglio lo descrive come un tipo particolare, quanto meno «strano». È stato seguito, in passato, dal Centro di Salute mentale e sei mesi fa era stato al centro di un episodio di autolesionismo.

«Ma era un giovane tranquillo, mai avuto alcun problema con lui» racconta un vicino. Se avesse problemi seri legati alla sfera psichica, nessuno sa rispondere. Ma che fosse un po’ particolare e desse problemi alla famiglia, trapela dai volti. I suoi genitori, però, non raccontavano molto.

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«Ha una grande passione per la bici» spiega un altro dirimpettaio «spesso si prepara con l’abbigliamento da corsa ed esce con la sua mountain bike». Fino ad ora aveva sempre fatto lavori saltuari, come quello che aveva ultimamente.

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Vita di famiglia. «Sono uniti, stanno sempre assieme. Lui magia con i genitori, la sera chiacchieriamo, soprattutto con suo padre».

Poi, però, qualcuno racconta anche che tempo fa aveva avuto dei problemi con una ragazza del paese. «Cercava di conoscere persone sui social o comunque sul web, aveva chiesto l’amicizia a questa giovane, ma lei se l’era presa, non sappiamo bene cosa fosse successo». Rumors di paese.

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Di certo c’è che aveva una grande passione per i gatti, che stazionavano anche ieri davanti a casa sua e che si fanno accarezzare, dicono, solo da lui. «Faceva tenerezza, stava sempre con i gatti». 

(ha collaborato Riccardo Mazzero)

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