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Medici in fuga dalle case di riposo del Trevigiano. Già 130 anziani cercano assistenza

Il presidente dell’Uripa Volpe: «Se ne vanno a decine e non si trovano sostituti». Appello alla Regione

TREVISO. Medici in fuga dalle case di riposo della Marca, oltre 130 anziani ospiti da riassegnare a un curante. Un percorso a ostacoli visto che la penuria di camici bianchi negli ambulatori trevigiani del territorio si riverbera anche nei centri servizi già provati dalla carenza di infermieri. La stima è che nell’arco del 2021 una trentina di medici lascerà le case di riposo e gli organici andranno ancor più in sofferenza.

«Se ne stanno andando a decine, un misto di pensionamenti e rinunce, senza appello. Visto che non si trovano medici sostituti» denuncia Roberto Volpe, presidente dell’Unione regionale istituti per anziani del Veneto (Uripa). «In Veneto la graduatoria con gli incarichi dati dalle aziende sanitarie ai medici delle Rsa è “stravuota”, non solo non si trovano nuovi colleghi, abbiamo perfino difficoltà a reperire sostituti temporanei. L’Ulss 2 sta facendo di tutto per trovare medici per le case di riposo ma non ce ne sono, la maggior parte è attratta da situazioni professionalmente migliori delle Rsa. A questo si aggiunge la mancanza di lungimiranza nella formazione di medici a tutti i livelli» conferma Bruno Di Daniel, presidente provinciale dei medici di famiglia Snami.

Nelle ultime settimane a lasciare l’incarico o a chiedere di ridurre il tetto massimo di assistiti sono stati cinque medici delle Rsa del Trevigiano. Alla Umberto I di Montebelluna, accreditata per 112 posti per non autosufficienti la dottoressa Maria Iossa cesserà l’incarico a inizio luglio, lasciando da ricollocare i suoi 35 pazienti, la struttura ha subito avviato le istruttorie ma senza reperire professionisti. Per risolvere lo stallo è stata autorizzata a indicare medici di sua fiducia oppure ad avvalersi di camici bianchi in rapporto diretto con la struttura.

Alla Tomitano e Boccassin di Motta di Livenza ad abbandonare l’incarico il dottor Sergio Pelizzo lasciando “scoperti” 45 ospiti, mentre al centro servizi Simonetti di Oderzo ad andarsene è stata la dottoressa Carla Zanata della continuità assistenziale, con 35 anziani in attesa di un nuovo medico. Anche in questo caso reperire sostituti è cosa ardua e alle strutture è stato permesso di provare a interpellare medici di fiducia. Nel frattempo, a Villa Prealpina di Cavaso del Tomba che vanta una capienza di 131 ospiti, due dei suoi medici, Giordano Dalle Carbonare ed Ermenegildo Fabbio, hanno chiesto di abbassare il “massimale” di utenti seguiti portandolo a 55 per ciascuno, con il risultato che una ventina di anziani si sono trovati senza curante. Fortunatamente in questo caso a subentrare, prendendoli in carico, è stato il dottor Andrea Rossato, medico di famiglia che si è reso disponibile.

La situazione generale è aggravata dal fatto che i giovani specializzandi, una volta iscritti alla scuola di specializzazione, sono costretti a lasciare l’incarico in Rsa senza possibilità di riammissione. «Un paradosso» commenta Volpe che ha scritto una lettera alla Regione Veneto per chiedere una correzione al testo. «Gli anziani hanno il diritto di essere curati bene, ma la Regione nasconde la polvere sotto al tappeto e ora la situazione è drammatica».  

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