Si spacciava per medico ma non aveva la laurea Condannato a otto mesi

castelfranco

Il pubblico ministero aveva chiesto un anno e 6 mesi di condanna. Il giudice gliene ha rifilati poco meno della metà: otto mesi. Lui, Massimo Rossi, 39 anni di Resana (difeso dall’avvocato Paolo Bottoli), era accusato di sostituzione di persona ed esercizio abusivo della professione per essersi spacciato per chirurgo, prescrivendo ricette e consigliando cure. In modo disinvolto come sempre. Uno dei suoi mille travestimenti professionali. In passato era stato archeologo, collezionista d’arte, ingegnere, perito chimico e imprenditore. Non disdegnava interviste e apparizioni televisive (l’ultima, in foto, nell’ottobre 2019 ai “Fatti Vostri” da Magalli su Raiuno). Ieri, però, la condanna è arrivata per l’ultima bravata: essersi spacciato per medico visitando pazienti, effettuando consulenze, formulando diagnosi e prescrivendo pure i farmaci.


Le contestazioni mosse contro Rossi abbracciano il periodo compreso tra l’ottobre del 2014 e l’agosto del 2015. La procura contestava a Rossi in particolare l’aver «esercitato abusivamente la professione di medico chirurgo visitando pazienti, effettuando consulenze, formulando diagnosi, redigendo ricette, prescrivendo e somministrando farmaci, nonché prescrivendo esami strumentali, senza aver mai conseguito la laurea in medicina, né l’abilitazione all’esercizio della professione di medico».

Secondo l’accusa, Rossi avrebbe inoltre tratto vantaggio nella consegna di alcuni farmaci, inducendo in errore il titolare della farmacia “Ai due angeli” di Treville di Castelfranco, attribuendosi la falsa qualifica professionale di medico, esibendo un falso tesserino di riconoscimento.

La grana scoppiò quando morì una delle pazienti che si erano a lui affidate in buonafede, un’anziana di Castello di Godego. I sanitari del 118, intervenuti a casa dell’anziana, chiesero al sedicente medico di stilare un certificato di morte, ma il suo tentennamento parve quanto meno sospetto e li indusse a segnalare il fatto ai carabinieri.

Carabinieri che, indagando per capire se la donna fosse morta a causa di negligenze particolari, scoprirono che l’imputato, pur non avendo responsabilità sul decesso, non era un medico.

Ieri la condanna inflitta dal giudice Fraccalvieri, che ha accolto in parte le richieste di condanna della pubblica accusa. —



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