«Entro l’estate la crisi sarà finita per tutti Ai ragazzi dico: continuate ad aggiornarvi»

Vendemiano Sartor, alla guida degli artigiani dal 2017, lascia il timone dell’associazione nelle mani di Oscar Bernardi 

l’intervista

Il passaggio di consegne è stato un fulmine a ciel sereno. Si sapeva che il mandato sarebbe scaduto nel 2021, mentre è stata tenuta sotto traccia l’assemblea di martedì sera con l’elezione del nuovo presidente Oscar Benardi. Per Confartigianato, una svolta storica: Bernardi succede a Vendemiano Sartor, già presidente veneto degli artigiani dal 2001 al 2008, a capo dell’associazione provinciale nel 2017. Sartor oggi spiega i motivi dell’addio e lascia un messaggio incoraggiante: entro l’estate l’emergenza Covid - per quanto riguarda le imprese - sarà superata.
Perché la scelta di non ricandidarsi?
«Quando mi era stato proposto di fare il presidente, nel 2017, non avendo vent’anni ma già 64 all’epoca, dissi che mi mettevo a disposizione dell’associazione in un periodo delicato, ma che non avrebbero dovuto investire su di me. Successivamente poi è intervenuta anche la mia collaborazione con Confartigianato nazionale. O si fa bene una cosa o si fa bene l’altra. E comunque, era già previsto che facessi un solo mandato».
Dal 2017 a oggi è cambiato il mondo. Che bilancio può fare di questi anni?
«Oggi al netto della questione emergenziale credo che Confartigianato sia un soggetto con la sua identità, che fa il suo dovere dal punto di vista delle relazioni e del rapporto del territorio. Questo è riconosciuto anche dagli altri soggetti e dalle istituzioni pubbliche. Ci sono tutte le condizioni perché l’emergenza vissuta possa essere superata, e le persone rimotivate».
E le imprese come stanno dopo un anno e mezzo di pandemia?
«I soci rappresentati hanno avuto un problema più congiunturale che strutturale: chiusure e rallentamenti ci sono stati, chi più chi meno, ci sono categorie che ancora non hanno la completa ripresa dell'attività (pensiamo a cerimonie, spettacoli, turismi). Qualcuno non ce l’ha fatta o non ce la potrà fare, ma sostanzialmente le nostre categorie il lavoro ce l’hanno, la pandemia lo ha rallentato ma ora le loro attività serviranno di nuovo. Pensiamo alle costruzioni, all’impiantistica, a buona parte della manifattura. Anche la moda e i servizi alla persona stanno ripartendo. Sono convinto, quindi, che con l’estate tutti torneranno a pieno regime. Altro discorso è se parliamo di recuperare i volumi d’affari pre-Covid: qualcuno ci riuscirà entro la fine di quest’anno, per altri, colpiti in modo maggiore, serviranno un paio d’anni».
Imprenditori che non trovano manodopera, dipendenti terrorizzati dallo sblocco dei licenziamenti, denunce di offerte di lavoro con salari da fame. La pandemia ha acuito la frattura tra mondo datoriale e dipendenti?
«No, questa frattura nel nostro mondo non c’è. Le relazioni sindacali nell’artigianato sono positive da tempo. I nostri dipendenti non hanno criticità sotto l’aspetto dell’inquadramento contrattuale come può avvenire in altri settori. Il problema è che per il personale siamo tornati alla questione del 2019: persone che non trovano lavoro da una parte, imprese che non trovano i lavoratori dall’altro».
Il nuovo presidente Bernardi sostiene che lo sblocco dei licenziamenti possa, paradossalmente, favorire la rioccupazione.

«Sì. Non confondiamo la possibilità di licenziare con il sostegno alla persona. Ci possono essere aziende che si devono riorganizzare: è meglio che le persone senza prospettive di ripresa della loro azienda escano, siano sostenute dal punto di vista economico, e riqualificate con percorsi di formazione appositi. Il mercato del lavoro sarà sempre in evoluzione, serve una buona preparazione di base tecnica ma anche un aggiornamento continuo». —




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