«Troppa carenza di manodopera Vanno sbloccati i licenziamenti»

Bernardi: «Per le aziende la sfida è trovare giovani preparati» Le priorità del suo mandato: autoimprenditorialità e formazione  

l’intervista

Oscar Bernardi raccoglie il testimone di Vendemiano Sartor in uno dei momenti storici più difficili per la Marca e i suoi artigiani. Pandemia, occupazione, costo delle materie prime sono i principali temi sul tavolo e i primi grattacapi per ogni imprenditore.
Da dove cominciamo?
«Lasciatemi intanto ringraziare Vendemiano Sartor, che non esce dall’associazione: continueremo ad avvalerci della sua qualificata e riconosciuta esperienza».
Come stanno le imprese artigiane della Marca oggi?
«Una buona parte di esse non sta male. L’economia in Veneto è ripartita, magari non con numeri eccezionali. Molte delle nostre imprese però cercano figure professionali che non trovano, il superbonus al 110% è utile ma ha generato anche un po’ di confusione, c’è il rincaro delle materie prime... Insomma, poteva andare meglio ma... sta andando».
Ha messo molta carne al fuoco, andiamo con ordine: partiamo dal problema manodopera. Lei come lo risolverebbe?
«Diciamo che il blocco dei licenziamenti non è positivo. Bisogna dare la possibilità a chi è a casa, magari in cassa integrazione, di riconvertirsi e cercare un’altra attività. Questo farebbe il bene delle imprese e dei lavoratori. Per chi arriva da settori diversi devono esserci corsi di formazione di un mese, un mese e mezzo, che consentano di poter tornare a lavorare e portare a casa uno stipendio».
In pratica, a chi è a casa in cassa integrazione - magari senza prospettive di ripresa a breve termine - converrebbe essere licenziato per poter ricominciare altrove?
«Si chiama riconversione professionale, è il punto di partenza per far ripartire l’occupazione e le nostre imprese».
Quali sono i settori più scoperti, se parliamo di manodopera?
«La meccanica di precisione e, in generale, tutta la meccanica. Così come il comparto dell’innovazione. Poi c’è tutta la partita del turismo, della ristorazione e dell’ospitalità. Oggi non si trovano più i giovani. Un’altra strada da percorrere è quella della formazione: metteremo in atto un progetto con le scuole e le istituzioni per far capire a loro quali sono le figure che ci servono. Oggi il mercato ci chiede prodotti di un certo tipo, fatti in un certo modo, noi abbiamo i mezzi, gli strumenti e la tecnologia per farli, ma ci manca il personale».
L’ultima uscita pubblica di Sartor prima di passare il testimone era un grido d’allarme per il costo delle materie prime. Anche lei crede che stiamo andando incontro a un periodo di inflazione? E quali sono le cause di questi rincari?
«Non sono un economista, so che le materie prime non si trovano, e se si trovano bisogna pagarle il 30% in più. È un problema internazionale. Qualcuno dice che dipende dalla volontà di consumo interno della Cina, dove il Pil sta crescendo rapidamente. E lo stesso vale per gli Stati Uniti. Diciamo che molti prodotti che prima arrivavano in Europa ora vengono utilizzati per alimentare i mercati interni delle grandi potenze. E poi sui prezzi c’è anche chi ci lucra sopra, mettendo ancor più in difficoltà le aziende».
Come si possono proteggere le imprese?
«Blindando i contratti. Pensiamo alle forniture dei materiali: dobbiamo dire a tutte le aziende di blindare i contratti con i fornitori e di tutelarsi».
E l’inflazione? Quando si ripercuoterà sui prezzi del prodotto finito?
«Le aziende fanno già fatica a rispettare i preventivi fatti con i clienti mesi fa. Poi è normale che l’aumento arrivi al cliente finale. Un aumento del 20% sul materiale che acquistiamo non ci consente di avere dei margini, andremmo sottocosto ed è necessario ritoccare anche il preventivo. Inoltre, se l’inflazione continua aumenteranno anche i salari e molte imprese andranno fuori gioco».
La priorità assoluta del suo mandato?
«Direi l’autoimprenditorialità per valorizzare i talenti e generare occupazione. Abbiamo molte persone da formare e da valorizzare. E poi la ricerca di persone con professionalità elevate per le nostre imprese». —




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