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Altri 4 dottori vanno in pensione nel Trevigiano. Un medico su 7 lascia l’ambulatorio: ecco la situazione

Nuove emergenze a Spresiano, Villorba, Vittorio Veneto e San Biagio. Saranno 78 in meno entro il prossimo dicembre

TREVISO. Il grande esodo dei medici di famiglia continua. Come da previsione: il 2021 si conferma l’anno orribile per numero di professionisti che stanno chiudendo gli ambulatori sul territorio per andare in pensione. Saranno 78 entro dicembre: circa un professionista su 7 dei 540 che operano nella Marca. Nel corso del 2021 oltre 100 mila trevigiani dovranno trovare un nuovo medico. Fra le situazioni che destano maggiore preoccupazione c’è il doppio addio che interessa i Comuni di Spresiano e Villorba.

«I colleghi Francesco Manglaviti e Roberto Zambon vanno via in contemporanea nello stesso ambito territoriale» commenta Bruno Di Daniel, presidente provinciale dei condotti Snami ma anche curante a Maserada, l’area in cui è stato chiesto ai professionisti di alzare ancora i massimali per assorbire i pazienti rimasti senza medico a Spresiano e Villorba. «Così non possiamo più reggere» replica Di Daniel, ricordando che lui ed altri colleghi hanno già portato da 1.500 a 1.800 il tetto degli assistiti.

«C’era stato chiesto e lo abbiamo fatto quando a Carbonera è andato in pensione il dottor Bargellini. Con questa mole di lavoro i tempi per visitare i pazienti si dilatano drammaticamente» aggiunge il medico. Altra questione rilevante riguarda i pazienti seguiti a domicilio: più la medicina di famiglia s’indebolisce a livello locale, più sarà difficile che il medico riesca a garantire tempestività nelle visite a casa. «Sempre più spesso, oltre agli utenti dell’area di Maserada, si aggiungono quelli di Spresiano e Villorba, quest’ultima arriva fino alla Strada ovest, e poi ci sono i pazienti di Carbonera che arriva fino a Selvana, coprire una zona così vasta è un’impresa» ribadisce Di Daniel. Ma le criticità sono anche altrove.

Se n’è andato a inizio giugno anche il dottor Marco Costantin con 1.520 utenti da ricollocare nell’ambito di San Biagio di Callalta, Silea e Treviso: l’Ulss ci ha provato ma senza successo poiché l’ultimo professionista inserito in zona è un giovane che sta facendo la specializzazione in Medicina Generale e dunque è soggetto al vincolo di 650 assistiti, non uno di più. È un cane che si morde la coda, tanto che l’azienda sanitaria sta puntando sull’innalzamento dei massimali per i condotti di San Biagio di Callalta. E poi ci sono altri 1.485 pazienti da sistemare a Vittorio Veneto dove la dottoressa Editta Pirone ha cessato la convenzione, una situazione arginata grazie alla disponibilità della collega Maria Serena Scaravilli che ha accettato un incarico provvisorio.  

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