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Varianti Covid, oltre un centinaio di casi: Treviso schiera una task force

Ulss 2, Valeria Biscaro deputata allo studio delle mutazioni. Rigoli al sociale, al suo posto Elisa Vian

TREVISO. Già un mese fa la provincia di Treviso si trovava a fare i conti con una cinquantina di casi delle varianti più note: indiana, sudafricana, brasiliana e nigeriana, senza considerare l’inglese che durante la seconda ondata è diventata quella largamente prevalente. I numeri sono sostanzialmente raddoppiati nelle ultime settimane, quando un focolaio di variante indiana (oltre cinquanta casi, 130 persone in quarantena) ha interessato la comunità di Ormelle. Ora che la “variante Delta” - evoluzione di quella chiamata “indiana” - spaventa l’Europa, l’Ulss 2 si trova quindi già preparata ad affrontare l’insidia, e lo fa in un momento di rivoluzione per il laboratorio della Microbiologia del Ca’ Foncello, epicentro della lotta al coronavirus.

Gli avvicendamenti

Dalla Microbiologia è infatti uscito il professor Roberto Rigoli, che ha iniziato in questi giorni la sua attività come direttore dei Servizi sociali dell’Ulss 2. Al suo posto la dottoressa Elisa Vian, che già da tempo lavorava al Ca’ Foncello e faceva parte del “team” coordinato da Rigoli. Un’ulteriore novità è rappresentata dalla scelta di dedicare una persona al monitoraggio delle varianti, in collegamento con l’Istituto Zooprofilattico: si tratta della dottoressa Valeria Biscaro.

La procedura

Oggi che il numero di casi giornalieri è modesto, è più facile ricostruire di ognuno i contatti e i link epidemiologici. Così è stato fatto per i casi di variante indiana di Ormelle, e la procedura resterà la stessa anche per tutti gli altri casi. Il tampone positivo arriva in biologia molecolare e successivamente viene trasmesso all’Istituto Zooprofilattico per il sequenziamento. Non vale per tutti i test positivi, ma soltanto per quelli che presentano un collegamento epidemiologico con uno dei casi di variante già riscontrati. Il timore, in questa fase, è che anche per la variante “indiana”, o per la mutazione Delta, possa ripetersi quanto avvenuto con l’inglese, e cioè diventi predominante.

L’andamento

Fonti sanitarie sottolineano come, in questo primo mese di varianti nel territorio trevigiano, il numero dei casi sia comunque rimasto basso, con un andamento discendente. Le mutazioni, per ora, non si sono diffuse a macchia d’olio. C’è di più: nessuno dei contagiati dalla variante indiana nella nostra provincia ha avuto bisogno del ricovero in ospedale, il numero delle vittime è fermo da diversi giorni, nessuno tra i contagiati dell’ultimo mese era vaccinato. E, in aggiunta, prima di essere confermati dal laboratorio i test positivi alle varianti erano stati intercettati con i tamponi rapidi, che hanno mostrato di funzionare anche contro le mutazioni recentemente individuate. L’attenzione, in ogni caso, resta altissima: anche l’anno scorso l’estate fu un periodo di grande calma dal punto di vista clinico, mentre l’autunno fece ripiombare nell’emergenza le strutture sanitarie. Quest’anno l’Ulss 2 ha un alleato in più: le vaccinazioni, con oltre 600 mila trevigiani già protetti da almeno una dose. 

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