Ditte in ginocchio per il caro merci Una stangata da 400 milioni

Sos artigiani: «Così si frena la ripartenza di 9.500 imprese» E nell’edilizia è già arrivata l’inflazione: preventivi in rialzo



L’aumento dei prezzi delle materie prime non rallenta, anzi, in alcuni settori - come l’edilizia - inizia già a mostrare il suo effetto peggiore, l’inflazione. Confartigianato Imprese Marca Trevigiana lancia l’ennesimo allarme, questa volta con i numeri alla mano: sono 9.500 le aziende della nostra provincia alle prese con il rincaro dei materiali, e complessivamente spenderanno 400 milioni di euro in più rispetto all’anno scorso per l’acquisto delle stesse materie prime. Una media di oltre 42 mila euro a testa di rincari, cifra non trascurabile per tante piccole realtà artigianali.




L’ufficio studi della Confartigianato provinciale ha rilevato che ad aprile 2021 gli aumenti dei prezzi delle materie prime non energetiche sono stati del 33,4% rispetto all’anno prima, con un’accelerazione ulteriore nel mese di marzo 2021. Dinamica addirittura peggiore per le materie prime energetiche (carbone, petrolio, gas naturale), che da un anno all’altro sono praticamente raddoppiate: +93,6% a marzo 2021 rispetto a marzo 2020. I motivi? Nessuno lo sa con precisione, anche se la parola “speculazione” ricorre spesso nei discorsi degli artigiani. Nessun materiale è escluso dagli aumenti. L’andamento peggiore è per il ferro (+88,1%), ma tra i materiali più utilizzati c’è per esempio l’alluminio, cresciuto del 36 per cento.



Il tutto in un momento storico che, paradossalmente, è favorevole alle imprese: la ripresa post pandemica sta facendo registrare un incremento degli ordinativi in tutti i settori, sia nel manifatturiero (+15,6% da aprile a maggio 2021) che nei servizi (+13,2%). L’ondata di rincari potrebbe compromettere la ripartenza. «Uno scenario che ci preoccupa e che rischia di spegnere i primi segnali congiunturali positivi», afferma il presidente di Confartigianato, Vendemiano Sartor. «Quanto dureranno queste fiammate di prezzi e quanto incideranno sull’aumento dell’inflazione non è prevedibile oggi. È invece facile prevedere un aumento al consumatore dei prezzi dei beni di più largo consumo a partire dal prossimo autunno».



In alcuni settori l’aumento dei prezzi al consumatore è già realtà. «Il primo comparto in cui questo si è verificato è l’edilizia» conferma Sartor, «le aziende hanno difficoltà nel rispettare i preventivi dati al cliente perché nel frattempo il prezzo dei materiali è cambiato. Un problema anche per le casse pubbliche, pensiamo agli interventi per l’edilizia scolastica con il Recovery Fund: i preventivi potrebbero non essere rispettati, ma anche la merce rischia di non arrivare. Oggi ci troviamo di fronte a una possibilità di ripresa che viene vanificata dal mancato equilibrio tra contratti e forniture».



Per ora l’andamento delle merci non sembra scalfire l’ottimismo degli imprenditori sui prossimi mesi, almeno per quanto riguarda la manifattura. Secondo l’indagine di Confartigianato, l’indice di fiducia delle imprese è passato dal 106 di aprile al 110,2 di maggio. È il quarto aumento consecutivo. Confartigianato ha sottoposto al governo in particolare i problemi relativi all’edilizia. «L’aumento senza precedenti dei costi delle materie per il settore con la conseguente difficoltà di approvvigionamento rischia di bloccare tanti cantieri avviati con il super bonus del 110%, con gravi ripercussioni economiche, sociali e sull’attuazione del Pnrr» conclude Sartor. —



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