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Treviso, tremila dosi a rischio spreco. Rebus Astrazeneca

L’Ulss: «Possibile che quel vaccino non si utilizzi mai più». Superato il 50% di copertura nella popolazione generale

TREVISO. Sembrano lontani anni luce i giorni in cui l’Ulss trevigiana lamentava la carenza di dosi di vaccino. Al contrario, a sei mesi dall’inizio della campagna di profilassi si sta palesando il problema opposto: dosi di farmaco inutilizzate che non hanno, oggi, una destinazione certa, e che molto probabilmente andranno sprecate, non per colpa dell’Ulss e nemmeno dei trevigiani. È il rebus AstraZeneca: secondo le stime dell’azienda sanitaria, dopo i richiami resteranno 3 mila fiale per le quali nessuno ha pensato a una destinazione.

, e tutti gli altri saranno già stati vaccinati con Pfizer, Moderna o Johnson&Johnson.

Il problema

Eppure nessuno, finora, ha rifiutato la seconda dose con Astrazeneca, nonostante le polemiche seguite alle diverse indicazioni arrivate dalle autorità sanitarie internazionali. «Finora abbiamo completato 17 mila richiami con le dosi di Astrazeneca» conferma il direttore generale dell’Ulss 2, Francesco Benazzi.

Ricorda che la programmazione è cambiata, e che il vaccino in questione viene utilizzato soltanto per chi ha più di 60 anni. Chi ne ha di meno e ne ha già avuto una dose, quindi, effettuerà la seconda con un prodotto diverso: «In questo caso Moderna - continua Benazzi - del quale abbiamo appena ricevuto 5 mila dosi».

Che fare, quindi, delle 3 mila fiale Astrazeneca che resteranno inutilizzate? «Noi le proporremo di nuovo agli over 60 che non saranno ancora protetti» risponde Benazzi, «ma poi sinceramente non so cosa ne faremo. Non è nemmeno una decisione che spetta a noi. Sarà il ministero a dirci cosa fare. Anche se credo che in futuro quel vaccino sparirà per sempre».

Le adesioni

Negli ultimi tempi l’Ulss ha spinto l’acceleratore, arrivando a una media di 8-9 mila iniezioni di vaccino al giorno. Un flusso costante di persone nei Vax Point trevigiani che ha comportato qualche coda e qualche disagio collegato soprattutto al caldo, ma che ha permesso di incrementare in modo considerevole la fascia di popolazione immunizzata.

La copertura nella fascia over 60 è arrivata quindi all’83,01% della popolazione generale della provincia di Treviso, con un 50,4% di ultrasessantenni che hanno ricevuto anche la seconda dose. Complessivamente, per tutti gli over 12 la copertura è del 50,3%: superata la soglia di un trevigiano su due tra quelli per i quali è aperta la possibilità di prenotarsi. Percentuali significative anche tra gli over 50, coperti per oltre il 75% (si arriva all’80 considerando anche le prenotazioni).

Famiglie e vax point

«Ottimo anche il riscontro nelle fasce più giovani» aggiunge Benazzi. In questo caso sono i genitori a prenotare il vaccino per i figli: nella fascia dei ragazzi dai 12 ai 16 anni la copertura è già del 24%, ma molti altri hanno il loro posto già riservato per l’estate. E nuovi slot si apriranno presto per luglio e agosto.

A proposito: se le temperature resteranno queste, il rischio di assistere a nuovi episodi di malori o svenimenti, come nei giorni scorsi, è concreto. Per questo è stato potenziato l’impianto di “raffrescamento” dell’ex Maber a Villorba, e lo stesso sarà fatto al palasport Sara Anzanello di Ponte di Piave, i due Vax Point più grandi della Marca.

«Le sedi resteranno le stesse di oggi» conclude Benazzi, «non possiamo ancora partire con le vaccinazioni notturne, ma saremo sempre attenti a rendere la permanenza all’interno il più confortevole possibile».

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