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il caso giudiziario

Era indagata per peculato l’inchiesta ora sarà archiviata

La donna come amministratrice di sostegno della madre inferma aveva il compito di gestire la cospiscua somma frutto di un risarcimento

m. f.
1 minuto di lettura

crocetta del montello

Era accusata di peculato, Isabela Bandiera, la giovane donna suicidatasi domenica scorsa a Trevignano dopo che, nell’ottobre 2019, era arrivata una segnalazione dalla Guardia di Finanza al giudice tutelare del tribunale di Treviso, che s’era così accorto che la donna, nella sua qualità di amministratrice di sostegno della madre inferma, da tre anni non aveva presentato le relazioni periodiche sullo stato di salute del genitore, ricoverato a Pederobba, oltre che i rendiconti delle entrate e delle spese sostenute nell’interesse dell’anziana. Il giudice era stato costretto a sostituirla con un altro amministratore di sostegno che, dagli estratti conto bancari, aveva scoperto l’amara verità.

Isabella Bandiera era stata nominata proprio dal tribunale civile di Treviso amministratrice di sostegno e come tale avrebbe dovuto gestire, nell’interesse dell’anziana, i soldi di un cospicuo risarcimento assicurativo da oltre un milione e 300 mila euro per un incidente stradale di cui, nel 2009, fu vittima la madre, da quell’epoca ridotta in stato vegetativo in una casa di riposo.

Come amministratrice di sostegno, incarico equiparato a quello di un pubblico ufficiale, era stata denunciata per peculato e gli uomini delle Fiamme Gialle trevigiane avevano provveduto a sequestrare conti e proprietà intestate alla donna. Ora, con la morte tragica di Isabella Bandiera, il sostituto procuratore che si occupa del caso, Daniela Brunetti, sarà costretta a chiudere il fascicolo e ad archiviarlo per la morte del “reo”. —



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