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A Treviso si sono dimesse undici guardie mediche ma i sostituti trovati sono solo tre

Lo Snami denuncia la precarietà venutasi a creare nel servizio: a Oderzo tre al lavoro su nove posti

TREVISO. Giugno di passione per la continuità assistenziale dell’Ulss 2. Undici guardie mediche si dimettono, solo tre i sostituti trovati. «Siamo senza medici e questo è il frutto di anni di risparmi forsennati a tutti i livelli. Tutte le sedi di guardia medica sono sottodimensionate in fatto di personale» dice Bruno Di Daniel, segretario provinciale dei condotti dello Snami. Nei giorni scorsi il sindacato ha segnalato all’azienda sanitaria trevigiana la drammatica situazione in cui versa la continuità assistenziale di Oderzo.

«Vi operano solo tre professionisti a fronte dei nove previsti. Non bastano per fare i turni a copertura di notti e festivi. Il quadro è disperato, o si trova una soluzione o l’ambulatorio di Oderzo rischia di dover essere chiuso» prosegue il numero uno dello Snami. La prossima settimana è prevista una riunione tra i sindaci della Marca e i vertici dell’Ulss 2 proprio per condividere le difficoltà della medicina territoriale.

L’ANALISI

Nella nostra provincia sono in tutto 14 le sedi della continuità assistenziale: Treviso (capoluogo), Roncade e Mogliano per il distretto di Treviso Sud. Oderzo, Spresiano e Paese per l’area di Treviso Nord. Conegliano, Vittorio Veneto, Vazzola e Pieve di Soligo per la zona dell’ex Ulss 7, mentre nell’ex Ussl 8 sono attive le sedi di Castelfranco, Montebelluna, Pieve del Grappa e Valdobbiadene.

A garantire l’attività circa 140 camici bianchi che a turno prendono servizio dalle 20 alle 8, nonché di sabato e durante le festività. Ma il loro operare è aggravato da quanto sta accadendo sul territorio, dove la carenza di medici di base, si fa sempre più seria e viene colmata innalzando i massimali dei curanti.

«I cittadini devono però sapere che se un medico di base ha 1.800 assistiti, avere un appuntamento “lampo” per una visita in studio è impossibile» prosegue il dottor Di Daniel. E la pandemia ha ulteriormente stressato il sistema.

«Molti infermieri sono stati dirottati dalle Rsa agli ospedali, mentre l’inserimento di 130 medici nelle Unità di continuità assistenziale (Usca) ha depauperato la rete della guardia medica» sottolinea lo Snami. Una guerra fra poveri, incentivata dagli stipendi più alti per chi opera nelle Usca rispetto a chi si impegna come guardia medica, il cui compenso è fermo al 2005. E a stimolare il fuggi fuggi dei più giovani è anche la batteria di concorsi per la specialità che prenderà il via a luglio.

RAFFORZARE IL TERRITORIO

«Costruire una sanità territoriale senza sovraffollamenti è la partita del futuro, ma bisogna che ogni parte in causa guardi all’intero sistema in modo da intervenire più efficacemente per colmare i buchi, il sovraccarico di lavoro e quindi l’inefficienza del servizio» auspica Marta Casarin, segretaria generale Fp Cgil di Treviso. Da mettere in fila quindi il ruolo dei medici di famiglia, quello della continuità assistenziale, i servizi nelle Rsa e il loro raccordo con l’ospedale. «Siamo di fronte a un annoso problema di programmazione e tenuta degli operatori» conclude la sindacalista Casarin «ma non spetta al lavoratore garantire la continuità, bensì all’Ulss, applicando dei correttivi e confrontandosi sulle soluzioni».

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