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Stava annegando, lui l’ha salvata. A Resana l’abbraccio dopo 35 anni

ll figlio di lei ha cercato il salvatore finché l’ha rintracciato a Cavasagra di Vedelago. La Tribuna ha organizzato il ritrovo sul luogo dello schianto in auto. Lacrime, ricordi e Champagne

TREVISO. E se quel giorno avessi fatto A al posto di B? E se avessi svoltato a destra invece che a sinistra? E se solo fossi passato 5 minuti prima, come sarebbe oggi la mia vita? Gli inglesi le chiamano sliding doors. La roulette del destino di Marisa e Renato inizia a girare vorticosamente una mattina di ottobre del 1986 determinando una catena di eventi che farà la differenza fra la vita e la morte. Quel giorno Marisa Simioni, che all’epoca aveva 37 anni, guidava spedita da Castelfranco in direzione Arsego lungo la statale del Santo. In testa, come sempre, mille pensieri: i piccoli Erica e Lucca da andare a prendere a scuola e i tanti impegni nella gelateria portata avanti solo con le proprie forze. «A un certo punto, ero verso Resana, ho avuto un malore» racconta Marisa con voce tremante. «Da lì in poi non ricordo più nulla fino al momento del risveglio in ospedale dopo il coma».

daniele macca

Lo schianto. La Renault 5 blu colpisce violentemente un albero all’altezza di Resana e si ribalta nel Marzenego ingrossato dalle piogge. L’auto è piena d’acqua fino al tettuccio e i primi passanti si raggrumano sul ciglio della strada. Nel frattempo Renato Bilibio, infermiere di Cavasagra è in viaggio verso Padova, in anticipo di un’ora. «Quello era un giorno importante, volevo arrivare pronto e in perfetto orario alla prima lezione del corso di caposala», racconta il sessantenne oggi in pensione dopo una vita di servizio all’ospedale di Castelfranco.

«Ho visto un gran tumulto e mi sono fermato. Nel fossato c’era il corpo di una donna totalmente sommerso che veniva trascinato via dalla corrente. D’istinto mi sono tuffato e ho nuotato per afferrala. Raggiunto un terrapieno sul letto del torrente le ho premuto il ventre per farle emettere l’acqua ingerita. Era priva di sensi e la gente scuoteva la testa urlando».

A quel punto arrivano i soccorsi e nel giro di poco caricano nell’ambulanza la donna. Le ore e i giorni successivi sono caotici. Marisa si risveglia dopo una settimana di coma a cui segue un mese di ospedale durante il quale Lucca e la sorella Erica si fanno coraggio da soli rimboccandosi le maniche nella gelateria di Arsego, mentre la mamma si riprende a fatica dalle ferite e dallo shock. Una volta dimessa Marisa va alla ricerca di questo salvatore che dopo l’incidente è tornato a casa a lavarsi di dosso la sporcizia del torrente per arrivare puntuale al suo corso.

La storia: 35 anni fa lei stava annegando e lui l'ha salvata. Ecco il loro primo incontro

Le ricerche. Anche la polizia lo cerca per ricostruire la dinamica dei fatti. «Grazie alle autorità siamo risaliti a Renato, ma erano giorni difficili. Io ero sotto shock, ci siamo visti solo una volta e poi abbiamo perso ogni contatto fino a Pasqua di quest’anno», racconta la donna oggi settantenne che, dopo la gelateria ad Arsego, ha aperto la rinomata pasticceria “Marisa” a San Giorgio delle Pertiche (annoverata fra le venti migliori d’Italia) affiancata dai figli.

«È grazie a Renato se oggi siamo qui e abbiamo costruito tutto questo. Se quel giorno non fosse passato per di lì saremmo orfani», dice Erica commossa. In prossimità della Pasqua, arriva da Lucca la decisione di rispolverare quei fatti dei quali tutt’oggi è difficile parlare senza che scendano le lacrime. Sul piazzale davanti alla chiesa di Resana, luogo prefissato dell’appuntamento, Renato non nasconde la tensione. «È un’emozione che non si può descrivere».

Quando arriva Marisa gli occhi brillano e l’abbraccio è lungo e intenso, interrotto solo da una serie di «grazie» che hanno un suono diverso da qualunque altro «grazie» mai pronunciato. A meno di un chilometro dalla piazza, il luogo dell’incidete appare molto diverso da allora: la strada è fiancheggiata da un solido guard rail e una bella pista ciclabile corre lungo il corso d’acqua. Lo sguardo di Marisa segue l’indice di Renato: «La macchina era lì, io ti ho recuperata 50 metri più in là». Passano lunghi istanti di silenzio, e sembra di leggere il pensiero dei protagonisti di questa storia che inizia con una serie di infinita di «e se...».

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La festa. Ma è tempo di lasciare il passato alle spalle. Se in quel fosso c’era la morte oggi qui c’è la vita e lo Champagne è già in fresca per un brindisi a San Giorgio delle Pertiche dove 30 dipendenti sono indaffarati fin dall’alba in laboratorio. «Ecco l’uomo che ha salvato la mamma», tuona Lucca presentando Renato ai colleghi tra file di luccicanti maccaron.

Seduta al tavolino della pasticceria c’è spazio ancora per qualche ricordo dal sapore dolce e amaro. Marisa e Renato conversano come due amici di sempre. Ci si racconta della propria vita, dei figli. «Tornerò qui con mio figlio», promette infine Renato. «Erano anni che non vivevo una giornata così». 

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