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Bambino tolto ai genitori affidatari, battaglia legale sulla relazione della scuola: «Docce fredde, calci e schiaffi»

La sede del tribunale per i minorenni di Venezia, a Mestre

Coppia deve “consegnare” il piccolo di otto anni che cresceva dal 2017. L’accusa in un rapporto di venti pagine. Il trasferimento nella sede della Fondazione Bernardi di Conegliano

TREVISO. Sono genitori affidatari: dal settembre 2017 assicurano a un bambino di 8 anni, con sintomi di iperattivismo e di problemi di apprendimento, tutto l’amore che possono.

E adesso, che speravano di avviare la pratiche per adottarlo, e diventare anche per la legge definitivamente famiglia dopo questo periodo di prova nemmeno troppo temporaneo, si sono visti arrivare l’intimazione dell’Ulss 2 a consegnare “spontaneamente” il bambino alla fondazione Maria Antonietta Bernardi di Parè, a Conegliano.

Increduli, hanno scoperto che su di loro pende un’accusa infamante, quella di abusi e violenze sul piccolo, almeno secondo la relazione della suora che coordina la scuola paritaria frequentata dal piccolo che per il suo quadro è seguito anche dall’insegnante di sostegno. Violenze, e percosse.

Uno shock. In poche settimane la speranza e l’aspettativa si sono trasformate in un incubo, con lo spettro di un’inchiesta giudiziaria. Ed essersi professati innocenti, di fronte alle accuse, non è valso a fermare il meccanismo dei servizi sociali e del tribunale dei minori. L’Ulss 2 ha delineato un altro futuro per il bambino.

Quel che sta vivendo una coppia di funzionari e consulenti bancari, laureati e stimanti nella loro comunità, è un dramma che sfiora l’incredibile. Una vicenda di affetto e di legge, di costruzione di una nucleo familiare per un bambino e di un dossier che ora inchioderebbe i due; ma anche di burocrazia e di relazioni, fino a due tesissimi incnontri negli ultimi giorni.

I genitori affidatari, in primissima mattinata, assistiti dall’avvocato Giovanni Bonotto, hanno provato a ribellarsi. Inviando a Procura delle repubblica e tribunale dei minori; ai vertici dell’Ulss 2, ai responsabili di distretto e consultorio familiare, alla presidente provinciale della conferenza dei sindaci; alla direzione della scuola paritaria, al governatore Zaia e all’assessore regionale alla sanità, Lanzarin, al sindaco del loro Comune, e quello della scuola, alla tutrice del bambino; il loro documentatissimo “grido di dolore”.

Una lettera aperta in cui dichiaravano di voler disobbedire al provvedimento dell’Ulss2 ritenendo atto arbitrario e non giustificato quello di separarli dal piccolo. E contestando apertamente sia l’operato dell’ ”equipe affido”, sia il rapporto della suora dirigente scolastica.

E non hanno portato il bambino all’istituto specializzato. Nel pomeriggio, però, hanno dovuto arrendersi, in un mare di lacrime, quando un dirigente e un’assistente sociale si sono presentati a casa della la coppia per prendere in consegna il piccolo. E decretare la fine dell’affido con un atto del tribunale dei minori che risale al 4 giugno – come se ci fosse un altro iter – strettamente giudiziario? – rispetto alla procedura avviata dall’azienda sociosanitaria nelle ultime settimane, dopo la terribile relazione della coordinatrice scolastica della paritaria.

Hanno chinato la testa, si sono arresi. Dopo una separazione straziante, di cui riferiamo nell’altra pagina, lo hanno visto lasciare, forse per sempre, la loro casa.

«Siamo puniti in maniera unilaterale, senza poterci difendere», scrivono nel loro dettagliato memoriale, affidato anche a deputati e senatori nella commissione d’inchiesta parlamentare sugli affidi. Dicono di non aver mai visto la tutrice, nominata due anni fa; di aver relazioni di altri specialisti dell’Ulss 2 ampiamente positiva nei loro confronti .

L’avvocato Bonotto si dice «sconvolto»: «Mi chiedo solo: se sono dei mostri, allora lo è anche il sistema che non controlla, e consente loro di tenere un bambino a casa loro», dichiara, «Ma se non lo sono, questo sistema strappa via un bimbo a una coppia affidataria, fatto dopo 4 anni, senza nemmeno considerarli degni di ricevere copia degli atti che li accuserebbero. Come se si potessero creare figli a tempo”, come se i bambini fossero pacchetti, come se 4 anni di affetto, testimoniati anche da altre persone, si potessero cancellare d’un tratto, così, da un giorno all’altro»

E ora la famiglia confida che ci sia chi si muova. «Non può esserci indifferenza di fronte a tutto questo, no, non sarebbe giusto». Due genitori in pectore lo chiedono, di fronte al loro sogno quasi certamente spezzato. —

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L’ATTO D’ACCUSA

Il dossier della suora: «Docce fredde, calci, schiaffi e percosse in genere».

Sarebbe questa la terribile realtà vissuta dal bambino con i genitori affidatari, stando alla relazione della responsabile scolastica, giunta un mese e mezzo fa agli uffici dell’Ulss 2, e subito vagliata attentamente dall’ “equipe affido” competente per territorio.

La suora che ha redatto il rapporto, da noi raggiunta ieri pomeriggio, non ha voluto rilasciato alcuna dichiarazione. È trapelato comunque che la sua relazione consta di una ventina di pagine, molto dettagliate, in cui emergerebbe, al di là degli episodi di violenza, «un quadro di non corretta gestione del rapporto tra affidatari e minore».

Episodi, tesi e contesto familiare recisamente contestati dai due coniugi, che nel loro lunga memoriale non esitano a d adombrare «diverse carenze della scuola», tanto da far intendere che avrebbero voluto iscrivere, il prossimo anno scolastico, in una scuola statale che garantisse un miglior servizio per il piccolo avuto in affido.

I quali, piuttosto, evidenziano alcuni punti di tensione nel rapporto con la scuola paritaria. Fra i quali la scelta della scuola, negli ultimi due anni, di non tenere il piccolo alunno nel doposcuola (e questo per l’iperattivismo attestato dagli specialisti) e conseguentemente nemmeno in mensa insieme agli altri bambini.

E anche sulla Pei – piano educativo individualizzato – la coppia avrebbe chiesto, a quanto pare invano, un maggiore coinvolgimento, prima di sottoscrivere il documento di riferimento sul progetto educativo del minore.

Ma il legale della famiglia – prima ancora che gli episodi di violenza specifica indicati dalla responsabile – contesta anche il quadro generale fornito dalla suora. E su questo si dichiara pronto a citare testimoni, sia in campo educativo che associativo, sia di famiglie vicini alla coppia, non solo in ambito scolastico, ma anche dei vicini di casa e di chi frequenta la coppia, che parlano di «relazione praticamente filiale», o ancora di «affettuosi consolidati rapporti».

E chiedono anzi loro alle autorità scolastiche e sanitarie di fare piena luce sulla gestione scolastica del piccolo, anche negli orari di lezione. I due coniugi, di fronte alla decisione di Ulss2 e tribunale dei minori, hanno intenzione di resistere. 

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L’ADDIO AL BAMBINO

La straziante separazione: un funzionario e un’assistente sociale hanno preso in consegna il minore 

Il bambino ha abbracciato la “mamma”- virgolette perché è affidataria – in lacrime. E poi si è aggrappato al “papà” (idem come sopra), come se non volesse più staccarsi.

Il congedo dai coniugi affidatari del piccolo, ma non genitori, ieri, nella loro abitazione, casa del piccolo da 4 anni, è stato straziante. Capace di mettere a dura prova anche chi, per professione e per servizio, o per missione e vocazione, a scene simili ci è abituato.

Clima tesissimo, i genitori avevano appena riempito due valigie con gli effetti personali del piccolo, quindi il commovente saluto a chi è stato a tutti gli effetti il riferimento per il bimbo, per quanto provvisorio, in attesa di un’evoluzione, possibilmente in un’adozione.

In circa 20 minuti si è consumata la separazione che per Ulss 2 e tribunale dei minori segna la fine dell’affido.

«Non doveva finire così», ha continuato a gridare disperata la donna, quando i funzionari dell’Ulss 2 hanno portato con loro il bambino, per condurlo alla struttura d’ora in poi sua nuova casa. «Quando lo rivederemo più»?

E poi, sempre più disperata a affranta, come avesse percepito il vuoto lasciato dal bambino andato via, ha ceduto anche alla speranza: «Non lo vedremo più, non lo vedremo più», ha continuato fra le lacrime. E ancora: «Di lui non ci è rimasto praticamente più nulla», quando infine è andata nella cameretta del piccolo.

Il marito le è stato sempre vicino, visibilmente provato. E a confortare la donna sono giunte anche due vicine, e la ragazza, studentessa universitaria, che aiutava il bambino in orario extrascolastico. Anche loro visibilmente commosse per quanto stavano vedendo.

Il funzionario e l’assistente sociale dell’Ulss 2 si erano presentati nella casa dei genitori affidatari nel primo pomeriggio. Inviati dai vertici dei servizi sociali con un atto del tribunale dei minori che disponeva l’allontanamento del piccolo da mamma e papà, per ospitarlo in una struttura specializzata.

La richiesta ai genitori, cortese ma ferma, è stata quella di non avere reazioni scomposte o non adeguate, per non aggravare la loro posizione, in un momento così delicato, anche nell’interesse del bambino. I coniugi affidatari, che avevano voluto al loro fianco il legale che li assiste, hanno infine compreso che non era il caso di opporsi e hanno acconsentito a separarsi dal piccolo.

Erano “renitenti”, di fronte alla legge, sin dalla mattinata, quando non avevano provveduto a portare il bambino nell’istituto Fondazione “Maria Antonietta Bernardi” di Parè di Conegliano, inviando invece a tutte la autorità sanitarie, giudiziarie, e amministrative, e scolastiche, il loro ricorso memoriale che hanno voluto chiamare non casualmente “grido di dolore”.

Al mancato adempimento del provvedimento delle autorità, l’Ulss 2 si è immediatamente attivata, prendendo in carico il bambino.

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LA STRUTTURA

Fondazione Bernardi, una struttura modello nata a Conegliano nel 1984

Progetto rendering casa per minori Fondazione Bernardi

 È rimasta storica la visita di un presidente della Repubblica alla "Fondazione Figli Maria Antonietta Bernardi" di Parè di Conegliano. Era il 7 novembre 1998. Oscar Luigi Scalfaro, accompagnato dalla figlia Marianna, ospite di Vittorio Veneto per l’80° anniversario della Vittoria, accolse l’invito dell’onorevole Lino Innocenti a visitare la comunità per minori che lui stesso aveva fondato nel 1984 realizzando la volontà testamentaria della signora Maria Antonietta Bernardi. Era una delle prime comunità-famiglia per l’ospitalità e la rigenerazione di bambini e ragazzi di famiglie in difficoltà o senza famiglia.

Sul territorio operava, all’epoca, solo la comunità “La Porta”, avviata da don Luigi Vian della Piccola Comunità. Questa per i più piccoli, quella di Innocenti per i ragazzi. Nessuna distinzione di razza o di religione, nell’accoglienza. L'approccio educativo era ispirato ad uno stile di vita familiare, in cui la componente affettiva è molto presente. E tale è rimasto negli anni. Innocenti, prima di dedicarsi a questo volontariato, aveva svolto una molteplice attività politica, a Conegliano, in Provincia ed in Parlamento; sempre nella Dc, dalla parte dei dorotei.

Ma l’impostazione data alla Fondazione era di massima apertura, finanche con attività di studio e di ricerca. Dalle mani di Innocenti, la comunità - che si appresta a realizzare altre due sedi a Campolongo - è passata a quelle di Mario Secolo, medico, direttore sanitario a Conegliano. Si era distinto da giovane professionista nella medicina del lavoro, collaborando con il sindacato alle prime indagini sugli infortuni e sulla salubrità dei luoghi di lavoro, dimostrando allora competenza e coraggio.

La Fondazione è membro del Comitato nazionale delle comunità per minori. Comprende le comunità educative Casa Ezio Mario e Casa Antonio Colomban, collocate nei pressi dell’antico ponte romano in via Vecchia Trevigiana. C’è una terza comunità, Villa Dal Canton, a un chilometro di distanza. Casa Ezio Mario accoglie 8 tra bambini fino ai 12 anni e adolescenti femmine fino ai 17 anni. Casa Antonio Colomban ospita 8 adolescenti dai 13 anni fino al raggiungimento della maggiore età. Casa Maria Pia Dal Canton è predisposta per l'accoglienza di 8 ragazze adolescenti dai 13 ai 18 anni con possibilità di proseguimento amministrativo fino ai 21 anni.

Puntuale l’integrazione nel quartiere di Parè, che non ha mai manifestato disagi per queste presenze nè per quella della Comunità giovanile e del Sert. La Fondazione, peraltro, è un vero arcipelago di solidarietà. In via Einaudi, sempre a Parè, è operativo il centro diurno per 8 minori, maschi e femmine, dai 6 ai 17 anni residenti nel territorio. In via Padova è operativo un appartamento arredato e completamente accessoriato per ospitare fino a quattro giovani. —

(Francesco Dal Mas)