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La rabbia del fratello di Bruna: «Lino non doveva avere il fucile con cui ha ammazzato mia sorella»

Denis Mariotto: «Non si dovrebbe permettere di tenere armi in casa a persone di una certa età»

SUSEGANA«Quando si arriva ad una certa età non dovrebbe essere più permesso detenere armi». A parlare è Denis Mariotto, 43 anni, fratello di Bruna. Nella casa di famiglia in via Colonna a Ponte della Priula si sono ritrovati i familiari. Lì abita la madre Oliva Granzotto, distrutta dal dolore per la tragica perdita della figlia. Non c’è una spiegazione plausibile su cosa abbia scatenato la furia omicida del suocero Lino Baseotto. Il pensiero è che se gli fosse stato tolto il fucile, il dramma forse si sarebbe potuto evitare. «Secondo me – afferma il fratello Denis - ad una certa età in casa non dovrebbero essere permesso avere armi». L’ottantenne aveva il porto d’armi come cacciatore. Con la doppietta ha freddato la nuora in giardino, mentre la nipote si trovava in casa, e poi è andato nel capanno dove si è sparato.

La disperazione è enorme in casa Mariotto, il fratello non si capacità di quanto accaduto e cerca di trovare conforto nei ricordi di Bruna. «Quando vedevano me era come vedessero lei e quando vedevano lei era come vedessero me, eravamo uguali», dice Denis. «Mia sorella ha sempre abitato con i suoceri, ma non so come fossero i rapporti – racconta -. Non ho parole per descrivere quello che è successo, è stato un fulmine a ciel sereno. È stato detto che c’erano già state delle liti, ma non abitando lì non posso saperlo. So che adesso devo pensare a mia nipote, a mia mamma e mio cognato».

Nella casa della famiglia Mariotto a Ponte momentaneamente si sono trasferiti a vivere il marito Claudio e la figlia tredicenne. Con loro nonna Oliva, a confortare la nipotina così come lo zio, con cui sono sempre stati uniti. «La loro casa è sotto sequestro, ho prestato i miei vestiti a mio cognato perché non ha potuto recuperarli – spiega Denis Mariotto -. Con mio cognato è una vita che ci conosciamo, con lui ho un buonissimo rapporto, è quasi come un fratello».

Ieri pomeriggio i familiari hanno ricevuto la visita di don Andrea, il parroco ha portato la vicinanza della comunità di Ponte della Priula. Quando la donna si è sposata e si è trasferita a Spresiano il legame con il paese d’origine si è affievolito, ma in tanti la ricordano con affetto.

«Ho il cuore a pezzi», la cugina Patrizia ha voluto anche ringraziare a nome della famiglia i pontepriulesi che hanno espresso la loro vicinanza. In paese Bruna Mariotto la ricordano da giovane, “Brunetta” così veniva chiamata. «I Mariotto sono una famiglia buonissima d’animo, discreta, altruista, una terribile disgrazia» dice l’ex assessore Rudy Bortoluzzi, che era cresciuto con il fratello Denis. Vicini di casa, conosceva Bruna. «Dopo questa tragedia, credo sia scaduto il tempo per affrontare il problema delle armi in casa – l’ex assessore condivide il pensiero del fratello - del porto d'armi, delle regole per il rilascio delle licenze, delle responsabilità di chi autorizza queste licenze, dei medici che rilasciano l'idoneità, dei limiti di età alla loro detenzione, dell'educazione e formazione al loro utilizzo». Sconvolte sono anche le insegnanti della figlia. «La signora Bruna era una persona di una bontà infinita – la descrive una docente -. Ho il cuore incapace di esprimere il dolore che provo per la cattiveria umana».

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