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Spirale di violenza nella Marca post Covid. Stazioni, bus e piazze nel mirino delle bande

Un bus Mom

L’ultima aggressione a un controllore Mom è la punta dell’iceberg. Colladon: «Stop alle corse dei bus sulle linee pericolose»

TREVISO. Un bollettino quotidiano di aggressioni, risse e vandalismi. A segnare la discesa verso la tanto agognata zona bianca dopo mesi di limitazioni, in città e in provincia sono quotidiane storie di violenza.

Partendo dall’ultima aggressione, con calci e pugni a ripetizione, nei confronti di un controllore Mom, avvenuta nel primo pomeriggio di martedì lungo la linea tra Pieve e Conegliano, passando attraverso il tentativi di rapina di due domeniche fa in via Orioli a Treviso, per arrivare alla spedizione punitiva con tanto di spranghe, avvenuta sempre a Conegliano, in piazza Cima, un mese fa; senza dimenticare la violenza contro Marta Novello presa a coltellate mentre faceva jogging a Mogliano.

E ancora la baby gang che si fotografava mentre compieva furti: è sempre più difficile liquidare questi episodi di cronaca, ormai frequenti, a semplici casi isolati. C’è un elemento comune: a commettere tali gesti sono sempre soggetti molto giovani se non giovanissimi. Di anni ne aveva 26 il passeggero di un pullman della linea 132, gestita da Mom, che l’altro ieri alla richiesta di esibire il biglietto ha reagito spedendo il controllore direttamente all’ospedale, con 30 giorni di prognosi e una vertebra incrinata.

Temendo di essere multato è uscito dalla porta posteriore azionando l’apertura d’emergenza, il dipendente Mom stava per fermarlo quando è stato aggredito. Sotto la furia di calci e pugni è finito a terra. Il giovane, di origini marocchine, è scappato. Il controllore, 56enne, ferito, ha cercato di riprendersi andando a sedersi su una panchina e l’abusivo è tornato per infierire ancora, prima contro i vetri del bus, poi contro l’uomo «come se fosse un sacco da boxe», racconta un testimone.

«Si è superato ogni limite» è stato il commento del presidente della Mom, Giacomo Colladon, che ha chiesto un incontro al prefetto, «30 giorni di prognosi non sono un fatto da niente. Se aggiungiamo che pochi giorni fa un autista è stato minacciato da un utente col coltello, la situazione è diventata ormai insostenibile».

La società che gestisce il trasporto pubblico a Treviso e Provincia non esclude di sospendere il servizio nella linea incriminata, quella tra Pieve di Soligo e Conegliano. Anche se sarebbe una resa: «Noi siamo pronti a dare un segnale forte: se non ci sono le condizioni, il servizio si sospende dove non è più possibile lavorare in sicurezza», dice Colladon, «Non posso dotare di vigilantes ogni bus: ci occupiamo di mobilità, non di sicurezza. È mio compito tutelare autisti e personale di bordo, che lavorano ogni giorno con fatica: queste persone (circa 500 dipendenti, di cui una ventina controllori, ndr) oggi rischiano sulla loro pelle. Personalmente sono stanco di denunciare lo stato di insicurezza vissuto dai nostri lavoratori e purtroppo anche da molti passeggeri. È tempo che chi deve si assuma delle responsabilità».

Al bollettino di aggressioni e risse, infine, vanno aggiunte anche le azioni vandaliche, dopo mesi di clausura c’è chi si sfoga così, devastando il patrimonio pubblico e lasciando aperti molti punti interrogativi sul presente e sul futuro.

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