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Lino, il cacciatore solitario dopo una vita passata ad accudire i cavalli

Baseotto si era trasferito vent’anni fa nella casa al civico 89 di via XXIV Maggio. I vicini: «Usciva sempre da solo in bicicletta, riceveva poche visite e si dedicava alla casa

CHI ERA LUI

Lino Baseotto ha messo fine alla propria vita, dopo aver realizzato la gravità del gesto che aveva appena compiuto. Porterà con sè, nella tomba, i misteri insondabili di un raptus improvviso e imprevedibile, nato forse dalla disperazione di un contesto famigliare che non riusciva più a sopportare.

Il tragico omicidio e la scelta immediatamente successiva di farla finita, da parte dell’ottantenne di Spresiano, accende improvvisamente i riflettori su una vita solitaria e riservata. L’uomo aveva pochi e sporadici rapporti col vicinato, da tempo era in pensione e si era trasferito da circa una ventina d’anni nella casa al civico 89 di via XXIV Maggio. Quella via che dal centro di Visnadello porta verso l’altra frazione di Spresiano, quella di Lovadina, Baseotto la percorreva spesso, in bici, per andare a fare la spesa oppure imbracciando il suo fucile per andare a caccia.

Prima della pensione Baseotto aveva lavorato per una vita nel mondo dei cavalli. “Dal Colonnello”, ricordano i vecchi residenti della via, poi al “Circolo Equestre di Spresiano”, una struttura comunale affacciata lungo il Piave, in via Barcador. Il suo lavoro era quello di accudire i cavalli, come custode e manovale. Da circa una quindicina d’anni si era trasferito nella villetta dove ieri si è consumato il suo folle gesto. Quella passione per la caccia, che aveva coltivato negli anni, si è trasformata in qualcosa d’altro.

Alcuni testimoni parlano di un rancore maturato nel tempo e di rapporti sempre più difficili con la nuora, Bruna Mariotto. La donna, addetta alle pulizie, aveva sposato il figlio Claudio, che lavora per il gruppo Grigolin, nel settore delle cave. L’altro figlio di Baseotto, Flavio, è dipendente della cooperativa sociale Alternativa Ambiente, sede a Carbonera. In casa nel momento in cui sono esplosi i due colpi di fucile c’era anche l’anziana moglie, Rosa Fontebasso.

«Lo vedevamo girare in bicicletta» raccontano i vicini «andava a fare la spesa, tornava a casa. Ogni tanto usciva per andare a caccia, sempre da solo». Il carattere riservato dell’uomo è confermato anche dalla famiglia di giostrai che abita di fianco. I primi a intervenire e a dare l’allarme.

L’uomo riceveva poche visite, si dedicava all’orto, curava il giardino e la casa. Proprio in seno all’ambiente domestico si sono progressivamente incrinati i rapporti con la nuora. Ieri mattina, raccontano alcuni vicini, c’era stato un diverbio tra i due. Non il primo. L’anziana coppia, Lino e Rosa, viveva nella porzione della villetta al piano terra. Il figlio Claudio con Bruna e la nipotina di 13 anni stavano al piano di sopra. Una coabitazione che inevitabilmente era diventata sempre più tesa, anche per il ruolo di leader assunto dalla nuora. Fin qui, niente di nuovo.

«Abbiamo sempre avuto un rapporto tranquillo con il signor Lino» racconta la vicina di casa «era una persona anche estroversa e scherzosa. Siamo sconvolti da quanto è accaduto. Se c’era qualche diverbio, mai avremmo pensato che potesse sfociare in un simile gesto».Matteo Marcon

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