Treviso, il ciclo di Sant’Orsola torna a Santa Margherita: magica proiezione sull’abside antica

L’abside con la proiezione degli affreschi del ciclo di Sant’Orsola

L’ex chiesa medioevale, rinata, diventerà polo culturale. Riprodotti gli affreschi staccati di Tomaso, oggi a Santa Caterina

TREVISO. Manca pochissimo, oramai, all’inaugurazione della restaurata Santa Margherita, ex chiesa del XIII secolo e prossima sede del Museo Nazionale Collezione Salce. Ma basta il solo colpo d’occhio della cappella dell’abside che risplende dei colori di Tomaso da Modena per rimetterci in pace col mondo. Colori virtuali, si intende, perché il ciclo di affreschi delle Storie di Sant’Orsola, capolavoro dell’arte Trecentesca, è conservato al Museo Civico di Santa Caterina nei medesimi supporti lignei sui quali li trasferì, dopo una rocambolesca operazione di stacco, l’abate Luigi Bailo nel 1882, con l’aiuto di Antonio Carlini e Gerolamo Botter. Riportarli nella sede originaria non si poteva né, probabilmente, avrebbe avuto senso. Ecco quindi che soccorrono le moderne tecnologie digitali che saranno, del resto, protagoniste del nuovo allestimento dell’ex chiesa che fu degli Eremitani.

L’inaugurazione

Santa Margherita riaprirà le porte al pubblico il 12 giugno, dopo molti anni di abbandono al degrado, come casa-museo per i 50 mila manifesti pubblicitari collezionati negli anni da Nando Salce, grazie al restauro finanziato dal Ministero della Cultura (proprietario del sito)con il contributo della Regione Veneto, progettato dall’architetto Chiara Matteazzi. E dire che Santa Margherita fu un autentico gioiello, con l’annesso convento fatto edificare dai padri Eremitani a partire dal 1266. Prima delle dispersioni napoleoniche le pareti, che rivedremo a mattoni a vista, con qualche lacerto appena accennato, erano interamente affrescate e impreziosite da opere di Palma il Giovane, Giovanni Bellini e altri, oggi nelle collezioni di musei e chiese. Mentre nel chiostro, anch’esso riportato a nuova vita dal restauro dopo le devastazioni della seconda guerra, era stata la tomba monumentale di Pietro Alighieri poi ricostruita a San Francesco.

Tecnologie

Santa Margherita così come la rivedremo alla riapertura, assolverà sia alla funzione di deposito che a quella di sede espositiva con laboratori. Al centro della navata è stato ricavato un grande parallelepipedo che contiene il caveau dei preziosi manifesti e al piano superiore gli uffici del Museo Salce che affiancherà la precedente sede di San Gaetano. Sulla sommità del volume è stato ricavato uno spazio aperto che ospiterà incontri e mostre. Antico e moderno dialogheranno strettamente grazie all’impiego dell’arte digitale che avvolgerà il parallelepipedo ma anche, come si diceva, la cappella di ponente dell’abside.

La storia

Qui tra il 1355 e il 1356 Tomaso da Modena dipinse a fresco la vita di Sant’Orsola tratta dalla “Legenda aurea” di Jacopo da Varagine. Gli undici riquadri narrativi erano disposti, a coppie, sulle pareti laterali, su tre registri sovrapposti, mentre l’ultima scena del Martirio, da sola, occupava uno spazio doppio nella parte inferiore della parete destra. Alla sommità dei due raggruppamenti, assecondando il soffitto a volta, erano due scomparti in forma di lunette ogivali raffiguranti la Madonna annunziata e l’Angelo annunziante, dei quali si conserva solo il primo. Sulla parete sopra l'altare, stretta tra due alte finestre a lancia, era il riquadro con Sant’Orsola e le compagne in gloria. La magia tornerà dove nacque attraverso un imponente mapping show dinamico che coinvolge i 13 metri d’altezza delle pareti e l’intero pavimento.

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