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Anticorpi monoclonali, Treviso è avanti Sono 230 i pazienti guariti in due mesi

Il farmaco a base di proteine create in laboratorio funziona. In 180 giorni hanno contribuito 90 donatori di sangue

Valentina Calzavara
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TREVISO

Negli ultimi due mesi 230 pazienti trevigiani sono stati curati con successo contro il Coronavirus adoperando gli anticorpi monoclonali. Il farmaco, a base di proteine create in laboratorio per bloccare l’antigene virale che attacca l’organismo, ha funzionato. Incoraggiante anche un’altra soluzione percorsa. Negli ultimi sei mesi, 90 donatori di sangue hanno consentito all’Ulss di Marca di raccogliere 205 sacche di plasma-iperimmune. Le nuove frontiere terapeutiche per combattere le gravi infezioni da Covid hanno dato buoni frutti in provincia di Treviso, contribuendo ad abbattere le forme letali dell’infezione. «Siamo soddisfatti per il grande lavoro svolto da tutti gli operatori in campo, gli investimenti in termini di professionisti e di risorse sono stati notevoli, ora stiamo procedendo a tutta velocità con la vaccinazione anti-Covid. Se arrivano le dosi dopo la metà di giugno andremo a raggiungere tutta la popolazione» commenta il direttore generale dell’Ulss 2 Francesco Benazzi, fornendo i dati delle attività e ricordando a tutti che la svolta definitiva per la sconfitta del virus sarà possibile solo con la profilassi a tappeto. Ricerca e medicina non hanno mai smesso di tentare nuove strade verso la cura del Covid. Per garantire a un potenziale bacino di 6.000 pazienti la terapia a base di anticorpi monoclonali l’azienda sanitaria trevigiana ha messo sul piatto 9 milioni di euro. La terza ondata è stata dunque affrontata con un’arma terapeutica in più, ma la selezione dei pazienti che hanno potuto accedere a questo tipo di cure è stata molto stringente. A gestirla i medici di famiglia e delle Usca, in contatto con i tre Centri di riferimento per la prescrizione: le Malattie Infettive di Treviso e le Pneumologie di Montebelluna e Vittorio Veneto. Durante l’emergenza sanitaria il Centro trasfusionale dell’ospedale di Treviso ha lavorato a pieno ritmo, contribuendo alla raccolta delle unità di sangue iperimmune di pazienti guariti dopo il Covid con un buon livello di anticorpi. «Abbiamo fornito e somministrato numerose sacche, contribuendo alla Biobanca della Regione Veneto» conferma Arianna Veronesi, responsabile della Medicina trasfusionale del Ca’ Foncello, «inoltre abbiamo contribuito al tracciamento dei pazienti Covid-positivi che afferivano ai servizi trasfusionali». —

Valentina Calzavara

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